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mercoledì 7 marzo 2012

IL NUOVO BLOG di Laura della gatta:PRONTA PER STAMPA

Reindirizzamento: il nuovo blog di Laura della Gatta

martedì 16 giugno 2009

Cuccioli in regalo!

(clikka sull'immagine per ingrandirla)

(In casa MATIA)

lunedì 18 maggio 2009

Briciole



Tutto era perduto? Era inevitabile che fosse cambiato? Dovevo dimenticare? Dobbiamo chiudere gli occhi? Dobbiamo perdonare, poiché ognuno vive di briciole? Dobbiamo pensare che tutto ciò che ci tormenta è ben piccola cosa visto dalle lontanissime stelle, Altazor, Grapatax, Mab, Zelda e Dandelion? Oppure, proprio perché siamo piccola cosa, dobbiamo combattere per la nostra briciola di giustizia, o le stelle crolleranno?

[Stefano Benni, Margherita dolcevita, Ed.Feltrinelli]

venerdì 6 marzo 2009

Fate Voi...

lunedì 12 gennaio 2009

“Der Doppelgänger”




Still ist die Nacht, es ruhen die Gassen,
In diesem Hause wohnte mein Schatz;
Sie hat schon längst die Stadt verlassen,
Doch steht noch das Haus auf demselben Platz.
Da steht auch ein Mensch und starrt in die Höhe
Und ringt die Hände vor Schmerzensgewalt;
Mir graust es, wenn ich sein Antlitz sehe -
Der Mond zeigt mir meine eigne Gestalt.
Du Doppelgänger, du bleicher Geselle!
Was äffst du nach mein Liebesleid,
Das mich gequält auf dieser Stelle
So manche Nacht, in alter Zeit?


(“Der Doppelgänger” di Heinrich Heine)

giovedì 1 gennaio 2009

2009 benvenuto!



Chi ringraziare per questo augurio trovato sulla via?

martedì 23 dicembre 2008

Misti dialoghi di paglia e pietra




Ricordati foglie perdute

che parlano lingue diverse,
insegui le vite vissute,
su fragili tracce disperse!
Glorifica mille sortite,
brandelli di volti segnati,
altari di voci arrochite
che gridano ancora: malnati!
La terra che brucia, gl’immensi
pietrosi cammini alle vette
che tagliano l’acqua. E gl’incensi
estinguono assurde vendette,
t’inebriano e solo ripensi
all’alba, alle frasi non dette.

(Giancarlo Cimino)



Come un bambino iniziato
ai passi incerti che muove
su strade non certe errando,
saldo sta
nella spada di luce il cuore.

E le pelli che brucino ai venti
in ceneri, i corpi nel fango.
Alle ampie stellate notturne
ritornerà.
Tu li senti gridare vendette?!

Al sudore dei semplici grato,
compatisco agli umili panni.
Chi ode le sferiche note
perdonerà
le menti superbe e sfrontate.

Misti torniamo da dove
veniamo ed oltre che sia
la discesa eterna dei fuochi
accoglie e sia!
e fin sotto le croci portate.

(Laura della Gatta)

venerdì 12 dicembre 2008

Al via il corso di Antroposofia!


Si terrà domani e domenica 14 il primo dei sette weekend del corso introduttivo all'antroposofia “Verso un sano sviluppo dell'essere umano: antropologia e corrispondenze”, organizzato dall'associazione culturale Nemesi. Nel corso del primo incontro verrà presentato il percorso di studio, i partecipanti verranno introdotti alla vita e agli insegnamenti di Rudolf Steiner (foto). Il corso, per il quale il ministero della Salute ha riconosciuto crediti formativi, si terrà a Cagliari, nella sede dell'Ordine dei Farmacisti in via Alghero 29. Le date degli appuntamenti successivi sono 17 - 18 gennaio 2009, 14 - 15 febbraio, 21 - 22 marzo, 18 - 19 aprile e 16 - 17 maggio, 30-31 maggio. Orari: sabato 15.00 - 19.00 e domenica 9.00 - 13.00. Info e iscrizioni www.accademiadellaconoscenza.org
(da pagina 53 de l'Unione Sarda)

lunedì 8 dicembre 2008

Annuncio


(video di Matia)
Iglesias
Centro storico
Annunciazione a piedi scalzi
Martedì 09 dicembre 2008
Vedi le foto A piedi scalzi sui lastricati gelidi delle vie del centro. Ieri erano tre figuranti, tra qualche settimana saranno in trecento ad animare il presepe vivente. La prima uscita ufficiale, quella programmata nell'ambito delle manifestazioni natalizia, era prevista per sabato prossimo.
Ieri c'è stata un curiosa anteprima con l'Annunciazione, ideata e voluta da Pino Giampà, insegnante, artista e performer. Tre ragazzi hanno portato in strada un presepe itinerante. Sono partiti da piazza Municipio poi hanno attraversato via Nuova, via Commercio e via Cagliari. «Sono vestiti con abiti poveri - spiega Pino Giampà - e soprattutto questa iniziativa non costa niente». La provocazione però funziona. Gli iglesienti per qualche istante lasciano perdere lo shopping e guardano i tre ragazzi che sfilano nelle strade del centro storico. Tutti notano i piedi scalzi. Vedere quei giovani senza scarpe fa un certo effetto, soprattutto quando il clima consiglia giacconi pesanti e scarponi invernali.
«Il prossimo appuntamento è per sabato prossimo - conclude Pino Giampà - poi alla vigilia di Natale ci sara il grande presepe vivente con i ragazzi e trecento figuranti dei gruppi medievali di Iglesias». (f. p)
(articolo tratto da
l'Unione Sarda)

sabato 4 ottobre 2008

IMAGINARY MUSEUM OF CONTEMPORARY ART






















Ex villaggio minerario Normann, Sardegna del sud - ovest:
la straordinaria struttura architettonica delle miniere, situate nelle montagne del Parco Geominerario dell' iglesiente in Sardegna, si trova in una posizione strategica, che consente di osservare tutta la vallata, dal centro urbano di Iglesias fin verso il mare.
Fine estate 2008:
gli artisti Laura della Gatta e Pino Giampà, ( MATIA ) coaudivati da Barbara Martusciello e con la collaborazione di Maramart Studio Design (Mauro Rizzo), inaugurano, nella sede adiacente alla villa abbandonata dell'ex direttore della miniera di San Giovanni, ing, Normann,
l' “IMAGINARY MUSEUM OF CONTEMPORARY ART”.

Il programma delle mostre è in costruzione.
Orari delle visite: open tomorrow
Site: www.imaginarymuseumofcontemporaryart.blogspot.com

lunedì 9 giugno 2008

Mary Poppins cercasi*


domenica 8 giugno 2008

Moto ondoso: saremo abili surfiste!

mercoledì 4 giugno 2008

desidera?



Aladino
(un racconto arabo)

Aladino era un ragazzo che abitava in una città della lontana Arabia, e che non aveva una gran voglia di lavorare.
Anzi, non ne aveva nessunissima voglia. Inutilmente suo padre, che faceva il sarto, lo rimproverava, lo incitava a cercarsi un’occupazione:
"Diventerai uomo e ti dispiacerà d’aver perduto tanto tempo. Agli oziosi vengono brutte idee per la testa".
"Sarà quel che sarà", rispondeva Aladino.
Morto il padre, il ragazzo continuò a bighellonare da mattina a sera. E un giorno, mentre stava giocando, come al solito, con alcuni amici, gli si avvicinò un forestiero.

"Sei tu il figlio del sarto?", gli domandò costui.
"Sì", rispose Aladino, "ma mio padre è morto da qualche anno".
Il forestiero si mise a piangere: "Povero fratello mio. Ero venuto qui dall’Africa, dove vivo, per riabbracciarlo. Oh, che disgrazia!".
"Voi dunque sareste mio zio?", si stupì Aladino. "Non assomigliate a mio padre nemmeno un po’. Comunque venite, vi porto da mia madre".
Nemmeno la donna aveva mai saputo dell’esistenza di quello zio, che tuttavia le piacque perché assicurava di volersi prendere cura di Aladino, che lo avrebbe indotto a lavorare, e l’avrebbe fatto diventare ricco.
"Verrai con me. Ti porterò in un posto che sarà la tua fortuna", disse. E, preso per mano Aladino, che in realtà avrebbe preferito restarsene a casa, lo costrinse a seguirlo.
Camminarono per alcune settimane finché, giunti in una radura, il forestiero rivelò ad Aladino chi egli fosse in realtà.
"Non sono tuo zio, ma un mago. Ho deciso di renderti ricco, anzi ricchissimo. Lo vedi questo macigno? È pesante, ma tu dovrai spostarlo. Lì sotto c’è una caverna piena di diamanti. Ci entrerai e quell’immenso tesoro sarà tuo".
Aladino era molto diffidente. E aveva ragione. Lui non lo sapeva, ma quello era un mago cattivissimo.
Attraverso terrificanti sortilegi aveva scoperto dov’era nascosto il più fantasmagorico tesoro del mondo, che contava, tra le tante meraviglie, una piccola lampada dagli straordinari poteri. Ma aveva anche scoperto che c’era una pietra a chiudere l’antro in cui quel tesoro era custodito, e che a sollevarla poteva essere una sola persona: quel fanciullo di nome Aladino.
Così, intendeva servirsi di lui.

Per vincere la diffidenza di Aladino, perciò, il mago non esitò a consegnargli un anello.
"Mettilo al dito, non togliertelo mai. È un anello magico: ti sarà d’aiuto in tante occasioni. In cambio, tu per me dovrai fare una cosa: portarmi la piccola lampada che troverai in fondo alla caverna".
Incuriosito, Aladino a quel punto decise di spostare il macigno.
Sotto c’era una scala che scendeva, profondissima, e il ragazzo la discese. Si trovò così in una grandissima caverna, con degli alberi meravigliosi dai cui rami pendevano, invece dei frutti, grappoli di brillanti, e ce n’erano da riempire cento sacchi, a raccoglierli.

Aladino non sapeva che cosa fossero i brillanti, però il loro luccichio gli piacque. Così ne colse alcune manate e se ne riempì le tasche.
Vide anche la lampada. La prese, e cominciò a risalire verso l’imboccatura della caverna, dove il mago lo attendeva sempre più impaziente.
"Dammi la lampada, presto", gli ordinò il mago.
Era sua intenzione, non appena ottenuto ciò che gli stava a cuore, far ricadere il ragazzo nel baratro per lasciarvelo morire.
"No, prima voglio uscire", s’insospettì Aladino.
"Prima la lampada!".
"No. Prima mi tiri fuori!".
A questo punto il mago, arrabbiatissimo, disse una formula magica e l’imboccatura del sotterraneo si richiuse sul povero Aladino che, disperato, piangeva a dirotto. E mentre piangeva, passava inavvertitamente le dita sull’anello, strofinandolo.
Sappiamo già che l’anello era magico. Sollecitato a quel modo, esso rivelò subito i suoi poteri. Infatti, in una luce abbagliante, davanti ad Aladino apparve un genio.
"Comanda cosa vuoi", disse il genio ad Aladino inchinandosi, "e io ti accontenterò".
"Riportami subito a casa", fu la richiesta.
In men che non si dica, il ragazzo si ritrovò dalla madre, le mostrò le pietre preziose e la lampada che aveva con sé.
La donna trasalì, comprendendo la straordinarietà di quanto vedeva.
Nervosamente si mise a pulire la lampada che, essendo magica, era la casa di un genio ancor più potente di quello dell’anello.
Richiamato da quel gesto, il nuovo genio subito le comparve davanti.
"Sono al tuo servizio", s’inchinò. "Ordina e io ti esaudirò".

Fino ad allora, nella povera casa di Aladino si era sofferta la fame, perciò ella chiese una tavola imbandita con gustose vivande e buon vino.
Immediatamente la tavola fu apparecchiata: una tavola principesca, che ritornò tutti i giorni, due volte al giorno.
Sostenuto dalla buona sorte, Aladino smise di oziare, lavorò, si dette buon nome. La gente giunse persino a lodarlo, a riverirlo.
Un giorno Aladino intravide, non visto, la bellissima figlia del re che usciva a passeggio. Non visto, in quanto se ne stava nascosto perché, quando la principessa usciva in pubblico, tutti dovevano rinchiudersi in casa e non ardire di alzare gli occhi su di lei, pena la morte.
Ma la curiosità aveva indotto il giovane a dare una sbirciatina. E subito se ne innamorò.
"Madre, voglio sposare la principessa".
"Oh, povero figlio mio. Sei impazzito?", trepidò la donna.
"Mai stato più in senno, madre. Ecco qui una ciotola di brillanti. Vai in udienza dal re, che ti riceverà. E tu, offrendogli un dono così strabiliante, gli dirai che glielo mando io, e che voglio sposarne la figlia".
Tremando di paura per l’ardire, la madre di Aladino si recò dal re, e fece ciò che le aveva detto il figlio.
Visto l’inestimabile tesoro recatogli in dono, il re si rallegrò. Se regalava simili ricchezze al suo re, quel giovane ben poteva essere lo sposo della principessa.
Per celebrare degnamente le nozze, Aladino strofinò la lampada e chiese al genio di costruirgli un palazzo più bello di quello del re.

E subito, ecco sorgere dal nulla la nuova, meravigliosa dimora di Aladino e della sua sposa.
Tutto, dunque, sembrava procedere per il meglio. E non ci sarebbero state complicazioni di sorta nella vita dei due, se non fosse accaduto che il mago che aveva cercato d’ingannare Aladino, rimpiangendo continuamente la lampada perduta, non avesse insistito nei suoi esperimenti per sapere che cosa ne fosse stato del ragazzo, se egli fosse morto davvero nel profondo della caverna.
Seppe così che non solo Aladino era vivo, ma possedeva, oltre all’anello, anche la lampada magica. Perciò, pieno di stizza, ripartì alla volta dell’Arabia.
Quando vide lo splendido palazzo di Aladino, una rabbiosa invidia prese a tormentarlo. Non volendosi arrendere alla fortuna dell’altro, si travestì da mercante, attese che Aladino accompagnasse il re in un viaggio nei reami vicini, si fece ricevere dalla principessa e, un po’ con parole sdolcinate, un po’ per magia, la trasse in inganno.
Le fece credere cioè che la lampada custodita dal suo sposo era vecchia e non valeva nulla: gliela avrebbe cambiata con una bella lampada nuova.

La principessa, ignara di tutto, accettò.
Avuta fra le mani, finalmente, la lampada magica, il mago ordinò al genio di trasportare il palazzo di Aladino, con tutti i suoi abitanti, in Africa. E il genio non poté far altro che ubbidire.
Non appena tornato dal viaggio, non vedendo più né il palazzo né la principessa, Aladino comprese ciò che era accaduto.
Ma non si perse d’animo. Strofinò l’anello che aveva ricevuto tanto tempo prima dal mago e che sempre portava al dito.
Rapido apparve il primo genio, quello che lo aveva salvato dalla caverna dove il mago lo aveva rinchiuso.
"Riportami subito qui mia moglie e il mio palazzo, ovunque essi siano", gli ordinò Aladino.
Gli rispose il genio: "Ogni tuo desiderio per me è un ordine, padrone. Ma questo non posso esaudirlo. Perché l’incantesimo è stato compiuto dal genio della lampada, che è molto più potente di me".
"E allora portami dalla principessa", disse Aladino.
In men che non si dica, era già in Africa, nel suo palazzo, al fianco della sua sposa, disperata, in lacrime, perché temeva di dover dire addio per sempre ad Aladino, al padre, al suo Paese.
La felicità dei due, quando si riabbracciarono, è facile da immaginare.
"E adesso", disse Aladino alla principessa, dopo averle confidato la sua lunga avventura con il mago, "ci riprendiamo la lampada".
"Ma come?", rispose lei, dubbiosa.
"È facile. Inviti a cena il mago, che essendo un grande vanitoso, si lascerà conquistare dai tuoi complimenti. E tu gliene farai tanti..."
"Io, Aladino, fargli dei complimenti?".
"Sì, mia diletta. E lo farai bere tanto. Anzi, per essere più sicuri, metterai del sonnifero nella sua coppa di vino".
"Ho capito", sorrise la principessa.
Tutto avvenne secondo il previsto. Non appena il mago si addormentò, Aladino, che fino ad allora s’era tenuto nascosto, venne fuori, tolse la lampada dalle mani del mago e la strofinò. Ed ecco apparire il genio.
"Tu, genio", comandò Aladino, "porta questo mago dove nessuno lo possa mai più trovare. E riporta questo palazzo, con tutto ciò che contiene, in Arabia".
Così avvenne.
E in Persia, Aladino e la principessa vissero felici, a lungo.
Potrebbe darsi che, a cercarli proprio bene, magari con l’aiuto di qualche genio, si riesca ancora oggi a trovarli là.

(Fiaba Araba)

mercoledì 28 maggio 2008

Non "vedi un tubo"?



Se vuoi avere una visione "stereo":
1- avvicina il naso all'immagine
2-lascia lo sguardo fisso
3-distanziati lentamente senza sforzarti di mettere a fuoco
4-se vedi un tubo... fermati qui!...se non vedi... vai al 5° punto
5-esercita la percezione nella dimensione dello sterogramma. link su titolo del post!

sabato 24 maggio 2008

LIVE!

martedì 20 maggio 2008

Passività: 8,75%




"....— Sicché dunque — disse Pinocchio sempre piú sbalordito — se io sotterrassi in quel campo i miei cinque zecchini, la mattina dopo quanti zecchini ci troverei?

— È un conto facilissimo — rispose la Volpe — un conto che puoi farlo sulla punta delle dita. Poni che ogni zecchino ti faccia un grappolo di cinquecento zecchini: moltiplica il cinquecento per cinque, e la mattina dopo ti trovi in tasca duemilacinquecento zecchini lampanti e sonanti.

— Oh che bella cosa! — gridò Pinocchio, ballando dall’allegrezza. — Appena che questi zecchini li avrò raccolti, ne prenderò per me duemila e gli altri cinquecento di piú li darò in regalo a voialtri due.

— Un regalo a noi? — gridò la Volpe sdegnandosi e chiamandosi offesa. — Dio te ne liberi!

— Te ne liberi! — ripeté il Gatto.

— Noi — riprese la Volpe — non lavoriamo per il vile interesse: noi lavoriamo unicamente per arricchire gli altri........."

(C.Collodi, Le avventure di Pinocchio)

giovedì 1 maggio 2008

A: la prima