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mercoledì 7 marzo 2012
IL NUOVO BLOG di Laura della gatta:PRONTA PER STAMPA
Reindirizzamento: il nuovo blog di Laura della Gatta
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abracadabra,
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sabato 7 novembre 2009
venerdì 17 aprile 2009
Nuove frontiere
vai su art a part culture

di Pino Giampà
| E’ una grande isola, la Sardegna, dove il contemporaneo può essere popolare ad una collettività capace di trovare nella qualità dell’arte -appunto: contemporanea- un punto di riscatto dalla sua separazione economica e culturale.Il Man di Nuoro ma anche e soprattutto la creazione, a Cagliari con la ex Manifattura Tabacchi, del primo Distretto Culturale evoluto in Italia, sono i veri protagonisti di questa vicenda; lo sono, certamente, insieme a tanti altri luoghi e spazi per l’arte contemporanea e all’impegno attivo di quanti si fanno carico di aprire uno sguardo sulle proposte culturali più interessanti, emergenti, sperimentali, considerando che, oltre a ciò, e a quelle cattedrali-nel-deserto a Nuoro e a Cagliari, su tutto l’ampio territorio non esiste nessuna galleria d’arte contemporanea privata degna di questo nome.
Sì, ci sono gallerie che ospitano giovani artisti, ma esse operano in un mercato praticamente inesistente, comportandosi di conseguenza, senza rinunciare peraltro a piccole forme di dittatura curatoriale che dura giusto il tempo di divorare i piccoli risparmi degli sprovveduti galleristi e di collezionisti rari ed occasionali, salvo poi mandare tutto alla deriva per fiondarsi verso qualche altro volenteroso che ancora non ha capito che, in Sardegna, l’arte è vissuta più come una forma da guardare che da acquistare.
Eppure, di curatori e collezionisti di un certo rilievo ce ne sono, ma vivono principalmente preoccupandosi di collegarsi con quello che passa il resto del modo (dell’arte), evitando -chissà perchè- di sostenere con impegno e costanza almeno una galleria locale. Naturalmente, sono però anche subito disposti ad acquistare almeno una piccola opera dell’artista sardo che fa mostre nel continente, facendo leva sulla sua personale intraprendenza spesa in spazi e luoghi che non sono certo il must del mercato… Ma, va detto, qui non passa molta differenza tra De Carlo, Marconi e Marconi, l’altro, quello di Cupramarittima, fermo restando che quest’ultimo gallerista è comunque di un livello che le giovani gallerie sarde non hanno certo ancora raggiunto…
Eppure, in questo desolante panorama, sono gli spazi istituzionali, con curatori di altissimo livello a far parlare della Sardegna come di un isola felice per l’arte contemporanea anche se, in realtà, tutto questo avviene sfruttando il provincialismo diffuso; così, passano come qualcosa di utile al territorio delle esperienze molto lontane dal talento, dalla creatività e, soprattutto, dalla cultura di un popolo che in questo modo viene così ad essere aggirata e raggirata. Non fraintendiamoci: è straordinario scoprire mostre ed artisti che di solito si incontrano nelle più importanti rassegne internazionali; ma è il vuoto che circonda tutto questo che ci lascia disorientati.
Il discorso sui distretti culturali, portato avanti da Pierluigi Sacco, ha cercato di porre rimedio a tutto questo. Ma a pagare un duro prezzo restano una moltitudine di artisti, isolani ed isolati, che per la verità mantiene, nonostante tutto, un discreto livello di produzione. Questa, la produzione, più che accettabile, non è però stimolata ed indirizzata da strategie e da confronti nè culturali nè curatoriali che solo una galleria privata, realmente interessata alla produzione e divulgazione sul mercato, può contribuire a costruire.
In questa deriva, vedere almeno due generazioni di artisti potenzialmente validi che partecipano a mostre insostenibili da ogni punto di vista, con installazioni e performances a dir poco grottesche e presuntuose, non contribuisce certo ad incentivare un corretto avvicinamento del pubblico all’arte contemporanea; semmai, sembrano autorizzare i curatori istituzionali nel continuare a cercare altrove questa produzione.
L’iniziativa dell’associazione Cherimus (Emiliana Saiu, Matteo Rubbi, Marco Colombaioni) ha provato, invece, a fare arrivare -in residenza- artisti come Alfredo Jaar, Jeorge Orta, Alberto Garutti, accompagnati da curatori internazionali, per poter interagire direttamente con la popolazione locale; questa sembra essere la strada da perseguire, insieme a quella di Pierluigi Sacco, per dimostrare in pieno le potenzialità di un arte che potrebbe essere destinata a diventare una vera e propria forma di welfare per i cittadini spingendo questi ultimi a riscoprire la propria memoria e a guardare con fiducia all’avvenire; mettendoli in grado di dare voce alle proprie esigenze e ai propri bisogni; dando loro modo di partecipare ai processi di pianificazione ambientale ed urbana; insomma: permettendogli di cogliere tutte le opportunità economiche, sociali, formative e culturali del territorio.
Comunque, nonostante una comprensibile diffidenza da parte di alcuni amministratori locali, altre iniziative stanno nascendo in tal senso, soprattutto nel Sulcis Iglesiente, il quale potrebbe vedere una via di uscita dalla crisi del suo distretto industriale primario proprio grazie all’azione e all’attenzione che l’arte e la cultura stanno rivolgendo a questo territorio.

Immagini:
* Performance di Eleonora Di Marino durante l’Estate Iglesiente
* Alfredo Jaar, Emiliana Sabiu e Bartolomeo Pietromarchi nel Sulcis Iglesiente
Leggi anche:
* http://www.artapartofculture.org/2008/08/30/qualcosa-si-muove-a-carbonia-iglesias…
* http://www.artapartofculture.org/2008/08/26/notteggiandoa-iglesias-dedicata-a-j-be…

di Pino Giampà

| E’ una grande isola, la Sardegna, dove il contemporaneo può essere popolare ad una collettività capace di trovare nella qualità dell’arte -appunto: contemporanea- un punto di riscatto dalla sua separazione economica e culturale.Il Man di Nuoro ma anche e soprattutto la creazione, a Cagliari con la ex Manifattura Tabacchi, del primo Distretto Culturale evoluto in Italia, sono i veri protagonisti di questa vicenda; lo sono, certamente, insieme a tanti altri luoghi e spazi per l’arte contemporanea e all’impegno attivo di quanti si fanno carico di aprire uno sguardo sulle proposte culturali più interessanti, emergenti, sperimentali, considerando che, oltre a ciò, e a quelle cattedrali-nel-deserto a Nuoro e a Cagliari, su tutto l’ampio territorio non esiste nessuna galleria d’arte contemporanea privata degna di questo nome.
Sì, ci sono gallerie che ospitano giovani artisti, ma esse operano in un mercato praticamente inesistente, comportandosi di conseguenza, senza rinunciare peraltro a piccole forme di dittatura curatoriale che dura giusto il tempo di divorare i piccoli risparmi degli sprovveduti galleristi e di collezionisti rari ed occasionali, salvo poi mandare tutto alla deriva per fiondarsi verso qualche altro volenteroso che ancora non ha capito che, in Sardegna, l’arte è vissuta più come una forma da guardare che da acquistare.
Eppure, di curatori e collezionisti di un certo rilievo ce ne sono, ma vivono principalmente preoccupandosi di collegarsi con quello che passa il resto del modo (dell’arte), evitando -chissà perchè- di sostenere con impegno e costanza almeno una galleria locale. Naturalmente, sono però anche subito disposti ad acquistare almeno una piccola opera dell’artista sardo che fa mostre nel continente, facendo leva sulla sua personale intraprendenza spesa in spazi e luoghi che non sono certo il must del mercato… Ma, va detto, qui non passa molta differenza tra De Carlo, Marconi e Marconi, l’altro, quello di Cupramarittima, fermo restando che quest’ultimo gallerista è comunque di un livello che le giovani gallerie sarde non hanno certo ancora raggiunto…
Eppure, in questo desolante panorama, sono gli spazi istituzionali, con curatori di altissimo livello a far parlare della Sardegna come di un isola felice per l’arte contemporanea anche se, in realtà, tutto questo avviene sfruttando il provincialismo diffuso; così, passano come qualcosa di utile al territorio delle esperienze molto lontane dal talento, dalla creatività e, soprattutto, dalla cultura di un popolo che in questo modo viene così ad essere aggirata e raggirata. Non fraintendiamoci: è straordinario scoprire mostre ed artisti che di solito si incontrano nelle più importanti rassegne internazionali; ma è il vuoto che circonda tutto questo che ci lascia disorientati.
Il discorso sui distretti culturali, portato avanti da Pierluigi Sacco, ha cercato di porre rimedio a tutto questo. Ma a pagare un duro prezzo restano una moltitudine di artisti, isolani ed isolati, che per la verità mantiene, nonostante tutto, un discreto livello di produzione. Questa, la produzione, più che accettabile, non è però stimolata ed indirizzata da strategie e da confronti nè culturali nè curatoriali che solo una galleria privata, realmente interessata alla produzione e divulgazione sul mercato, può contribuire a costruire.
In questa deriva, vedere almeno due generazioni di artisti potenzialmente validi che partecipano a mostre insostenibili da ogni punto di vista, con installazioni e performances a dir poco grottesche e presuntuose, non contribuisce certo ad incentivare un corretto avvicinamento del pubblico all’arte contemporanea; semmai, sembrano autorizzare i curatori istituzionali nel continuare a cercare altrove questa produzione.
L’iniziativa dell’associazione Cherimus (Emiliana Saiu, Matteo Rubbi, Marco Colombaioni) ha provato, invece, a fare arrivare -in residenza- artisti come Alfredo Jaar, Jeorge Orta, Alberto Garutti, accompagnati da curatori internazionali, per poter interagire direttamente con la popolazione locale; questa sembra essere la strada da perseguire, insieme a quella di Pierluigi Sacco, per dimostrare in pieno le potenzialità di un arte che potrebbe essere destinata a diventare una vera e propria forma di welfare per i cittadini spingendo questi ultimi a riscoprire la propria memoria e a guardare con fiducia all’avvenire; mettendoli in grado di dare voce alle proprie esigenze e ai propri bisogni; dando loro modo di partecipare ai processi di pianificazione ambientale ed urbana; insomma: permettendogli di cogliere tutte le opportunità economiche, sociali, formative e culturali del territorio.
Comunque, nonostante una comprensibile diffidenza da parte di alcuni amministratori locali, altre iniziative stanno nascendo in tal senso, soprattutto nel Sulcis Iglesiente, il quale potrebbe vedere una via di uscita dalla crisi del suo distretto industriale primario proprio grazie all’azione e all’attenzione che l’arte e la cultura stanno rivolgendo a questo territorio.

Immagini:
* Performance di Eleonora Di Marino durante l’Estate Iglesiente
* Alfredo Jaar, Emiliana Sabiu e Bartolomeo Pietromarchi nel Sulcis Iglesiente
Leggi anche:
* http://www.artapartofculture.org/2008/08/30/qualcosa-si-muove-a-carbonia-iglesias…
* http://www.artapartofculture.org/2008/08/26/notteggiandoa-iglesias-dedicata-a-j-be…
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venerdì 13 marzo 2009
Tempo di nostalgia...Otranto, le mie origini
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c'era una volta...,
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lunedì 23 febbraio 2009
Carnevale ad Iglesias:"Norfieddu scancioffau d'anti abbruxau"

"NORFIEDDU" ( Maschera tipica iglesiente.Idea e realizzazione: Pino Giampà)
Sulla scia dei buoni risultati raggiunti lo scorso anno, il programma per il Carnevale 2009 si fonda su tre principi fondamentali: un programma di qualità, il coinvolgimento attivo della cittadinanza e la riproposizione del Processo e del Rogo a Norfieddu.
L'intento del progetto è quello di dare alla manifestazione una dimensione popolare, puntando al coinvolgimento di tutta la città, perchè i cittadini siano i veri protagonisti della festa. Non solo spettatori ma protagonisti. I giorni scelti per lo svolgimento delle principali manifestazioni sono: giovedì 19 febbraio, martedì 24 febbraio e sabato 28 febbraio.
NORFIEDDU. In riferimento al Processu a Norfieddu, la rievocazione sarà affidata anche quest'anno al Prof. Pino Giampà. Il titolo scelto per l'edizione 2009 è “Ancestrale e Contemporaneo”. Il Processo a Norfieddu si svolgerà in Piazza Municipio e sarà preceduto da due “apparizioni” per le vie del Centro Storico.
Prima apparizione. La notte del primo giorno le maschere del Carnevale Iglesiente, ancestralmente ispirate agli umori tipici della popolazione, girano silenziose e minacciose per le vie del centro storico, come ombre fuggite al destino della contemporaneità.
Seconda apparizione. La seconda sera vede protagonisti i personaggi, vittime degli avvenimenti di quest’anno, cercare sostegno per il processo che si terrà nella serata finale.
Processo a Norfieddu. Quest’anno il processo vedrà a confronto il bello ed il brutto, il buono e cattivo, in una parodia grottesca giocata tra l’ancestrale ed il contemporaneo. Come sempre le sei maschere tipiche (Suspettosu, Intragneri, Oghiànu, Indiferenti, Corriatzu, Sabiu) e le altrettante vittime di questi umori daranno vita al Processo, al corteo ed al Rogo di Norfieddu.
Come ormai tradizione il pupazzo gigante di Norfieddu sarà realizzato e portato in corteo dal Gruppo Folk “Città di Iglesias”.












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E' L'ORA,
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martedì 27 gennaio 2009
La panchina dell'ottuagenario
“[…]Io, vedete, se avessi rilevato ogni mia regola morale dalla dottrina, sarei rimasto un gran birbaccione; e se cito me non è né par ammenda, né per orgoglio; è per recare in mezzo un fatto del quale non possiate dubitare. Letta poi che abbiate questa vita, e qualunque sieno le vostre opinioni, dovete confessare che, se non ho fatto molto bene, potevo operare molto maggior male. Ora del male che non operai, tutto il merito ne viene a quel freno invincibile della coscienza, che mi trattenne anche dopo che cessai di credermi obbligato a certe formule. Il fatto era che non credevo più, ma sentivo sempre di dover fare a quel modo; e poco cristiano alle parole, lo ero poi scrupolosamente nei fatti in tutte quelle infinite circostanze nelle quali la moralità cristiana concorda colla naturale. Se voi mi proverete che diventando usuraio, spergiuro, venale, assassino io sarei stato più utile alla società, consentirò allora con voi che sia perfettamente inutile dare un appoggio filosofico ed assoluto anche ai precetti morali della religione. Senzachè, colla lettera del testo si può giocare di scherma, e stabilire contr’essi la battaglia ordinata della casuistica; ma coi sentimenti, eh maestri miei, non v’ha scherma o casuistica che tenga! Se si opera a ritroso ne siamo tosto puniti dai rimorsi, che sono forse meno formidabili ma più presenti dell’inferno.[…]”
(da “Le confessioni di un ottuagenario”, I. Nievo)
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lunedì 27 ottobre 2008
STAGE DI AIKIDO con Francesco Verona nel dojo di Iglesias - Centro Ki Aikido, Via Amelia Melis de Villa, 74 Iglesias , 09016 (CA)

Sabato 8 Novembre ore 16,00 - 20,00.
Domenica 9 ore 10,00 - 12,30.
Costo:
Euro 20,00 per l'intero week-end.
Per informazioni rivolgersi a:
Mascia Luigi Tel. 078131666
*'E possibile essere ospitati nel dojo per il pernottamento.
domenica 5 ottobre 2008
WWW.ACCADEMIA DELLA CONOSCENZA.ORG


ECCO QUI IL SITO PER ACCEDERE ALLE ISCRIZIONI DEL Corso di studi: "VERSO UN SANO SVILUPPO DELL'ESSERE UMANO".
sabato 4 ottobre 2008
IMAGINARY MUSEUM OF CONTEMPORARY ART

Ex villaggio minerario Normann, Sardegna del sud - ovest:
la straordinaria struttura architettonica delle miniere, situate nelle montagne del Parco Geominerario dell' iglesiente in Sardegna, si trova in una posizione strategica, che consente di osservare tutta la vallata, dal centro urbano di Iglesias fin verso il mare.
Fine estate 2008:
gli artisti Laura della Gatta e Pino Giampà, ( MATIA ) coaudivati da Barbara Martusciello e con la collaborazione di Maramart Studio Design (Mauro Rizzo), inaugurano, nella sede adiacente alla villa abbandonata dell'ex direttore della miniera di San Giovanni, ing, Normann,
l' “IMAGINARY MUSEUM OF CONTEMPORARY ART”.
Il programma delle mostre è in costruzione.
Orari delle visite: open tomorrow
Site: www.imaginarymuseumofcontemporaryart.blogspot.com
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domenica 18 maggio 2008
mercoledì 14 maggio 2008
lunedì 5 maggio 2008
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