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lunedì 27 ottobre 2008

STAGE DI AIKIDO con Francesco Verona nel dojo di Iglesias - Centro Ki Aikido, Via Amelia Melis de Villa, 74 Iglesias , 09016 (CA)


Sabato 8 Novembre ore 16,00 - 20,00.
Domenica 9 ore 10,00 - 12,30.


Costo:
Euro 20,00 per l'intero week-end.

Per informazioni rivolgersi a:
Mascia Luigi Tel. 078131666

*'E possibile essere ospitati nel dojo per il pernottamento.

domenica 7 settembre 2008

SPADA E PAROLA


(grazie a Senpai Gigi Mascia!)
“LA SPADA E LA PAROLA

Nell’episodio a tutti noto del ciclope, Omero ci parla di due piani di battaglia che Odisseo concepisce per affrontare il gigante dall’unico occhio: dei due, abbandona il primo e attua il secondo.
Il primo piano era quello di uccidere il Ciclope con la spada, conficcandola nella parte mediana del petto, dove c’è il diaframma: ma Odisseo rinuncia perché pensa che, uccidendo il ciclope, eliminerebbe l’unico essere in grado di rimuovere l’enorme macigno che chiude la caverna. Qui si mostra all’opera la facoltà di Odisseo di discernere, di valutare diverse strategie e di scegliere la migliore.
Il secondo piano non prevede di uccidere: gli stadi evolutivi che lasciamo dietro di noi non devono venire distrutti, ma superati. Invale qui il principio della metamorfosi, che domina in questo canto. Metamorfosi dolorosa in senso esteriore, ma grandiosa in senso evolutivo perché permette di trasformare l’occhio unico di Polifemo (l’occhio dell’atavica, sognante chiaroveggenza) nei due occhi che tutti abbiamo oggi, fatti per vedere le cose del mondo. Perfino il ciclope, alla fine del canto, si rende conto e ammette che questo avvenimento era stato preannunciato. Gli era stato detto che sarebbe venuto un essere umano più forte di lui, che l’avrebbe vinto.
In tante fiabe si ritrova il tema della grande mole senza intelligenza (il gigante) e della piccola mole nella quale alberga l’intelligenza (il nano). La piccola mole vince ciò che, come realtà di natura, è molto più grosso. Davide vince Golia. L’ingegno ha la meglio sulla forza bruta.
Questo tema indica il movimento e il significato complessivi dell’evoluzione: la natura vince gradualmente trasformata dallo spirito e in spirito. Le forze cieche della natura sono chiamate a servire il cammino dell’intelligenza umana, non a impedirlo. In ciò consiste la vittoria del nano astuto sul gigante energumeno ma stupido.
Il secondo piano di salvezza sostituisce la spada con il palo d’ulivo tagliato, dice il testo, alla lunghezza di una tesa – cioè di due braccia allargate – che è uguale all’altezza della persona dalla testa ai piedi. La realtà principale, anche se non la sola, espressa nel palo d’ulivo è la spina dorsale.
Viene qui fatto riferimento al mistero della posizione eretta dell’essere umano: in questo canto si ripassa in rassegna tutta l’evoluzione dall’epoca in cui l’essere umano è pervenuto alla posizione eretta, all’epoca durante la quale si è appropriato della facoltà del linguaggio, fino alla nostra epoca, dove sempre più acquisisce la facoltà del pensiero.
Questi tre grandi stadi del divenire umano sono le tre grandi facoltà che ci distinguono dagli animali. Sono le tre tappe che ogni bambino deve ripetere in modo individuale dopo la sua nascita, a differenza degli animali che nascono già compiuti nella loro natura di specie.
Polifemo è in posizione orizzontale, è sdraiato (il testo lo ripete più volte), è l’essere umano che non ha ancora conquistato le forze della stazione eretta: in lui viene vinto, col palo della verticalità, lo stadio dell’antica, sognante chiaroveggenza espressa nell’occhio frontale singolo.
Una differenza sostanziale tra il piano di uccidere Polifemo e quello di accecarlo è la scelta tra un’evoluzione senza continuità e un’evoluzione in base a trasformazione. Il secondo piano, quello poi adottato da Odisseo, non uccide l’essere umano già esistente ma gli trasforma la vista, unificando nel divenire sia la continuità sia l’innovazione.
Nel Vangelo di Giovanni, al momento della cattura del Cristo, vediamo da un lato i soldati e dall’altro Pietro che tira fuori la spada e taglia l’orecchio al servo. Anche qui abbiamo la spada, come nel primo piano di Odisseo, ma in relazione all’orecchio: anche l’orecchio, infatti, è riferito al mistero della parola perché la bocca la emette e l’orecchio la riceve.
La spada di Pietro è la parola che ferisce, che manipola l’altro: quindi offende l’orecchio. E il Cristo gli dice:” Rimetti la spada nel fodero, perché che di spada ferisce di spada perisce”. Chi manipola con la parola verrà lui stesso manipolato, perché non conosce quella libertà grazie alla quale gli esseri umani si dicono soltanto ciò che è e lasciano ad ognuno la decisione individuale su ciò che deve fare.
La tentazione evangelica di buttarsi giù dal pinnacolo (alto e luminoso) del tempio è la tentazione sempre in corso di abdicare alla facoltà luminosa e libera del pensiero e di abbandonarsi alla sfera “bassa” degli istinti e delle brame. Ulisse vince il Ciclope con la luce del pensiero, non rinunciando al pinnacolo del tempio (il “tempio” è esse stesso un’immagine del corpo umano, col “pinnacolo” che è la testa – più o meno pensante).”

(Brano tratto da: Pietro Archiati, “ODISSEA un viaggio nei misteri dell’evoluzione umana”,
Ed. Scienza dello Spirito, 1999, Roma)

giovedì 24 luglio 2008

Aikido: spiaggia d'oriente


Il misogi della mente: "...Ecco le istruzioni del maestro Ueshiba: Sedete in maniera confortevole e contemplate dapprima il regno manifesto dell'esistenza, quello che riguarda l'esteriorità, la forma fisica delle cose. Quindi, riempite il corpo di ki e percepite il modo in cui opera l'universo, la sua forma, i colori e le vibrazioni. Ispirate, lasciandovi sollevare fino ai confini dell'universo; espirate, riportando il cosmo dentro di voi. Poi, respirate tutta la fecondità e la vitalità della terra. Indi, armonizzate il respiro del cielo e della terra con il vostro, diventando il respiro della vita stessa. Mentre vi calmate, adagiatevi naturalmente nel cuore delle cose. Trovate il vostro centro e colmatevi di luce e calore. Mantenete la mente luminosa e chiara come il vasto cielo, profonda come il grande mare e maestosa come la più alta delle vette." (J. Stevens, La filosofia dell'Aikido, Ed. Mediterranee, 2006, Roma).

lunedì 30 giugno 2008

Il senso della vita. Pochi ascoltano gli insegnamenti


[167]"Non ci sono più buone persone: non c'è quasi più nessuno che ascolta le cose che gli sarebbero utili e c'è ancora meno gente che si dedica alla ricerca della verità. Da tempo mi incontro con diverse persone e devo parlare a tutti usando discrezione. Se dovessi dire le cose chiaramente, come la penso, finirei per essere odiato da tuttii." (Y.Tsunetomo, "Hagakure, il codice segreto dei Samurai").

lunedì 16 giugno 2008

Aikido e Tao


"....Alla nascita l'uomo è molle e debole, alla morte è duro e forte. Tutte le creature, l'erbe e le piante quando vivono son molli e tenere quando muoiono son aride e secche. Durezza e forza sono compagne della morte, mollezza e debolezza sono compagne della vita. Per questo chi si fa forte con le armi non vince, L'albero che è forte viene abbattuto. Quel che è forte e robusto sta in basso, quel che è molle e debole sta in alto...."

venerdì 13 giugno 2008

Flemma e aikido



“ Quando noi, alla ricerca della padronanza della nostra arte, abbiamo raggiunto il limite della potenza e delle capacità di cui disponiamo, l’uso della forza e della velocità non porta all’apprendimento, ma ad un ulteriore rafforzamento di vecchi modi di agire. […] Aumentate la frequenza dei battiti cardiaci, fate dell’esercizio fisico e vi adagiate nell’apparente padronanza delle tecniche. Fate affidamento sullo slancio e vi sentite soddisfatti di essere armonizzati e di muovervi in sincronia con l’attacco. Arrivate a conoscere i partner di pratica – la loro capacità di muoversi agevolmente, le loro tendenze, i loro schemi di movimento – e vi muovete come un’esperta coppia si muove su una pista da ballo. Siete davvero convinti di avere il poter di affrontare ogni situazione? Oppure tale potere è limitato agli incontri schematizzati in cui vi impegnate affrontando un particolare partner o operando all’interno di una situazione controllabile? […]
Vi chiedo di muovervi lentamente, per divenire consapevoli di voi stessi, per comprendere come organizzare e usare il vostro ego, e come estendervi per mettervi in contatto con l’attaccante. Voi seguite il consiglio di muovervi lentamente, almeno per le prime quattro o cinque ripetizioni: ma poi, cosa accade? Cominciate ad aumentare la velocità dell’esercizio, finchè la consapevolezza viene messa in secondo piano rispetto allo sfoggio di forza, mentre vi affaticate fin quasi allo sfinimento. Cosa avete imparato? Forse una nuova tecnica, che potete o meno ricordare e applicare di nuovo nella pratica, in una prova, o in un confronto con la vita reale. Siete forse più vicini per questo al dominio dell’ego, al controllo dell’organizzazione mentale e fisica che vi consente di agire, alla padronanza dell’energia per affrontare l’ignoto?
Insieme alla padronanza vi è il controllo, che però non implica velocità o forza: esso proviene dalla capacità di organizzarsi e di muoversi in modo efficiente, lasciando che la potenza di questa organizzazione diriga l’azione nel suo complesso, e non soltanto l’agitarsi delle braccia, lo slancio o la forza del tronco: con la fretta, sono questi i gesti che eseguite, trascurando completamente l’azione.
[…] Oggi ho posto alcune limitazioni ai vostri movimenti per stimolarvi a cercare nuovi modi di agire. Ho modificato deliberatamente i vostri schemi di azione, chiedendovi di mantenere i piedi più o meno fermi mentre affrontavate un attacco. Con tali limitazioni non potevate più contare sulle gambe per compensare l’irrigidimento del tronco, né fare assegnamento sullo spostamento del corpo per generare lo slancio nella tecnica.
Dovevate invece trovare nuove fonti di energia dentro voi stessi, per riuscire ad affrontare l’attacco in modo nuovo. Le limitazioni sono state introdotte per aiutarvi a trovare l’energia dal centro: i fianchi, il bacino e la cintola.
Vi ho chiesto di divenire consapevoli della torsione del corpo e di trovare il modo di usarla per favorire l’esecuzione della tecnica. […]
Tutti voi avete iniziato lentamente, perché era una cosa nuova, e dovevate verificare se eravate in grado di ripetere il movimento che vi avevo mostrato. Ben presto però la pratica ha cominciato ad acquisire velocità, mentre il movimento diveniva più agevole. Purtroppo, però, con la velocità è arrivata l’imprecisione: i piedi hanno cominciato a muoversi, la torsione è stata ridotta o esagerata, la continuità nel movimento è scomparsa e le vostre mosse si sono ridotte all’essenziale, avanti e indietro, sosta e ripresa. E ad ogni arresto, ad ogni interruzione del flusso, avete ricominciato ad affidarvi alla forza e allo slancio per completare la fase successiva della tecnica. […] vi chiedo soltanto di cercare di capire perché avete scelto di agire come avete fatto e di stabilire se la vostra intenzione era quella di acquisire una maggiore padronanza dell’arte ed una migliore educazione dell’ego.”

(S.Wrobel- Alla scoperta di sé con l'Aikido: come vivere la propria intuizione e procedere lungo il sentiero dell'illuminazione- Hermes edizioni -2002)

Due mele + due arance= ?



"L’apprendimento è un processo mediante il quale prendiamo qualcosa altrove, allo scopo di sviluppare maggiormente l’abilità: come per tutti gli aspetti dello sviluppo personale, dall’infanzia alla maturità, questo “altrove” è pieno di maestri e di ambienti che influenzano capacità, tecniche, modi di pensare e valutare, e stili di espressione.
L’”altrove” ha caratteristiche di rigidità, poiché la necessità di controllo riduce le variabili e l’individualità, e richiede una adeguata coerenza, d’altra parte, risulta anche più facile per noi affrontare e accettare una singola possibilità, invece di molte.
Con il tempo, sono giunto a comprendere che ha maggior valore sapere in che modo imparare rispetto al mero apprendimento dei fatti. Perché dico questo?
All’interno dell’arte dell’aikido posso raccogliere molti libri e video che illustrano le tecniche fondamentali dell’arte; posso frequentare qualche lezione, praticare alcune ripetizioni di varie tecniche, e convincermi che sto facendo passi da gigante verso il grado successivo. Imparo dove mettere i piedi, come usare le braccia, come proiettare l’avversario o costringerlo alla resa, e questo fino a che non mi trovo a frequentare un altro corso con un diverso istruttore che enfatizza un altro aspetto della tecnica o un modo nuovo di muoversi all’interno della struttura generale di essa.
A cosa dovrei credere? Qual è il miglior maestro da seguire? A chi dovrei mantenermi leale?

L’arte è un’espressione personale. Non si tratta di un procedimento di clonazione: il processo di apprendimento crea degli originali, e non riproduzioni in serie dell’espressione di qualcun altro.
Il processo di apprendimento di un’arte va ben oltre la ripetizione di fatti appresi meccanicamente. Se due mele più due mele fanno quattro mele, e siamo tutti d’accordo su questo, allora come possono due mele e due arance dare lo stesso risultato? Sono certo che avreste molte risposte corrette, alcune delle quali diverse dalle risposte corrette di qualcun altro. Dovrei guidarvi io alla vostra risposta o riuscite da soli a trovare la strada?
Il proficuo apprendimento è un processo di evoluzione: esso va ben oltre le apparenze esteriori, che rappresentano l’espressione di emozioni, creatività, saggezza, abilità tecniche, preferenze personali e così via. Tutto ciò non si impara però nei corsi collettivi organizzati per trasmettere nozioni di base a un gruppo misto di allievi con grande diversità di esigenze, interessi, valori, abilità e sicurezza in se stessi.
Quindi, come impariamo ad apprendere?"

(S.Wrobel- Alla scoperta di sé con l'Aikido: come vivere la propria intuizione e procedere lungo il sentiero dell'illuminazione- Hermes edizioni -2002)

giovedì 22 maggio 2008

Aikido



"Aiki towa
tokeba mutsukashi
michi naredo
arinomana naru
ame no meguri yo"

"Sembra l'Aikido
un Cammino sì arduo
da comprendere,
ma è piano e naturale
come Cielo che scorre"
( M. Ueshiba )

venerdì 9 maggio 2008

9 evoluzioni

giovedì 8 maggio 2008

8



Tao:
Yin Yan e l'uovo cosmico ( fiaba taoista)

Secondo gli antichi Cinesi, la storia della creazione inizia con la presenza di due grandi forze: Yin, la potenza del buio e dell'ombra, e Yang, la potenza del sole e della luce. Yin e Yang ebbero un bambino, un dio chiamato Pan Gu, e fu proprio lui a formare il mondo così come lo conosciamo. Pan Gu nacque in un enorme uovo. Dentro l'uovo c'era l'oscurità più completa. Per diciottomila anni Pan Gu visse nel buio dell'uovo, diventando ogni giorno più grande. Alla fine era cosi grande che l'uovo non poteva più contenerlo. Nel guscio apparvero le prime crepe, sempre più vaste, finché l'uovo si ruppe. Le parti chiare e leggere dell'uovo volarono in alto a formare i cieli, le parti scure e pesanti dell'uovo sprofondarono in basso a formare la terra. A quel punto Pan Gu si liberò del guscio e si mise in piedi, alto e diritto. Per impedire che cielo e terra si confondessero un' altra volta continuò a crescere, e ogni giorno spingeva per allontanarli sempre più. Passarono cosi altri diciottomila anni.Alla fine, stremato dal grande lavoro, Pan Gu si distese a terra e si preparò a morire. Il suo respiro formò le nuvole e il vento, la sua voce rombante divenne il tuono. L'occhio destro divenne la luna e l'occhio sinistro il sole. I capelli e i baffi divennero le stelle nel cielo. Pioggia e rugiada nacquero dal suo sudore mentre fiumi e montagne, piante e alberi, rocce e gemme preziose scaturirono da tutto il suo corpo.

(per vederlo in movimento:
http://utenti.romascuola.net/gspes/Tai-Chi.html)