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mercoledì 7 marzo 2012

IL NUOVO BLOG di Laura della gatta:PRONTA PER STAMPA

Reindirizzamento: il nuovo blog di Laura della Gatta

martedì 1 settembre 2009

Ricomincio....da Roma


Questo blog resterà on line, come testimonianza di un'opera realizzatasi in un arco del tempo.
Tra non molto o al più tardi pubblicherò l'indirizzo di un nuovo sito sul quale potrà definirsi una nuova forma artistica. Il lavoro é in corso.
Grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione, anche con la sola visione.

domenica 12 luglio 2009




Per info tel: 3455979439

sabato 11 luglio 2009


Per info e conferma adesioni: tel.3455979439/ 078145989
www.estarteiglesiente.blogspot.com

mercoledì 8 luglio 2009

Earth Song


Grazie Michael Jackson!

sabato 20 giugno 2009

VERSUS






















"...L'uomo erra, quando non trova l'essenza delle cose o degli eventi che lo coinvolgono: prepara a sè l'angoscia e la paura, come conseguenze della dissonanza dell'anima con la realtà. La realtà campeggia invero oltre l'apparire fisico, èmetafisica nel suo essere fisica: è insieme l'essere dell'essenza e il suo apparire. La menzogna è l'apparire privo di essenza: ma non v'è che l'uomo che possa restituire a tale apparire l'essenza. E' il compito dell'uomo libero intuire inizialmente in concetti l'essenza delle cose, degli eventi, della natura. L'essenza invero è il Logos, la verità delle cose.
Non esiste realtà che non abbia fondamento, o essenza, nell'interiorità umana, nella serie dei concetti che l'uomo si forma nella zona superiore della coscienza: zona nella quale vive non solo tale serie di concetti, ma soprattutto la dinamica del loro formarsi, per virtù di un Io superiore a quello ordinario. Normalmente l'uomo non sa come si formano in lui i concetti. L'uomo razionale, l'uomo logico, per coerenza cognitiva, dovrebbe cominciare a saperlo. Che egli non lo sappia, oggi, è il massimo male umano. Il contrapporsi della coscienza quotidiana alla fonte della propria realtà, è la sorgente della sofferenza.
La sofferenza peraltro ha il compito di orientare la ricerca interiore dell'uomo verso la vita delle essenze, che egli reca nella zona pura dell'anima, perciò quasi sempre celate alla coscienza ordinaria: sono le essenze che egli via via si va formando, senza averne consapevolezza. Deve compiere un ben determinato eserciziodi pensiero, per scoprire in sè un concetto, o un'essenza, o un contenuto-sintesi della realtà. Quasi sempre egli attinge a qualcosa che si è andato formando mediante l'intuito stimolato dalla quotidiana esperienza. L'avversione della coscienza alla propria fonte superiore, il cui affermarsi la priverebbe del meccanismo dell'inerzia e degli appoggi psochici correlativi, gli impediscono di scorgere in sè il luogo della nascita delle essenze e della propria libertà interiore. Egli ha nebsì il concetto di "leone", o di "albero", ma non sa come si sia formato in lui: ignora l'elemento universale intuito, òa lo usa a un livello inferiore, quello del rappresentare, come se a tale livello conservasse l'universalità. Questa non può esserci nel concetto astratto o morto.
Deve scorgere in sè la folgore dell'intuito puro, per comprendere come nell'anima in realtà si manifesti l'essenza delle cose che vede intorno a sè create. Si manifesti, o nasca. Egli può sperimentare un potere-pensiero, che non conosce barriera fisica, nè psichica: scaturisce dalla pura fonte della vita ed esige fluire nell'umano, non perchè necessiti di movimento, o come lampo, che egli ha come lampo di pensiero, ma è più che pensiero: è vita creatrice. E' dapprima il pensiero conquistato allo stato puro e, allo stato puro, intensificato: è allora l'essenza dell'essere, di ogni essere. Cessa di essere pensiero: diviene forza di luce, percepibile come volontà creatrice. Naturalmente è il germe di una realizzazione che attende l'uomo: è il germe del miracolo."
(Massimo Scaligero, "Meditazione e miracolo", Ed. Mediterranee)

venerdì 17 aprile 2009

Nuove frontiere

vai su art a part culture


di Pino Giampà









| E’ una grande isola, la Sardegna, dove il contemporaneo può essere popolare ad una collettività capace di trovare nella qualità dell’arte -appunto: contemporanea- un punto di riscatto dalla sua separazione economica e culturale.Il Man di Nuoro ma anche e soprattutto la creazione, a Cagliari con la ex Manifattura Tabacchi, del primo Distretto Culturale evoluto in Italia, sono i veri protagonisti di questa vicenda; lo sono, certamente, insieme a tanti altri luoghi e spazi per l’arte contemporanea e all’impegno attivo di quanti si fanno carico di aprire uno sguardo sulle proposte culturali più interessanti, emergenti, sperimentali, considerando che, oltre a ciò, e a quelle cattedrali-nel-deserto a Nuoro e a Cagliari, su tutto l’ampio territorio non esiste nessuna galleria d’arte contemporanea privata degna di questo nome.

Sì, ci sono gallerie che ospitano giovani artisti, ma esse operano in un mercato praticamente inesistente, comportandosi di conseguenza, senza rinunciare peraltro a piccole forme di dittatura curatoriale che dura giusto il tempo di divorare i piccoli risparmi degli sprovveduti galleristi e di collezionisti rari ed occasionali, salvo poi mandare tutto alla deriva per fiondarsi verso qualche altro volenteroso che ancora non ha capito che, in Sardegna, l’arte è vissuta più come una forma da guardare che da acquistare.

Eppure, di curatori e collezionisti di un certo rilievo ce ne sono, ma vivono principalmente preoccupandosi di collegarsi con quello che passa il resto del modo (dell’arte), evitando -chissà perchè- di sostenere con impegno e costanza almeno una galleria locale. Naturalmente, sono però anche subito disposti ad acquistare almeno una piccola opera dell’artista sardo che fa mostre nel continente, facendo leva sulla sua personale intraprendenza spesa in spazi e luoghi che non sono certo il must del mercato… Ma, va detto, qui non passa molta differenza tra De Carlo, Marconi e Marconi, l’altro, quello di Cupramarittima, fermo restando che quest’ultimo gallerista è comunque di un livello che le giovani gallerie sarde non hanno certo ancora raggiunto…

Eppure, in questo desolante panorama, sono gli spazi istituzionali, con curatori di altissimo livello a far parlare della Sardegna come di un isola felice per l’arte contemporanea anche se, in realtà, tutto questo avviene sfruttando il provincialismo diffuso; così, passano come qualcosa di utile al territorio delle esperienze molto lontane dal talento, dalla creatività e, soprattutto, dalla cultura di un popolo che in questo modo viene così ad essere aggirata e raggirata. Non fraintendiamoci: è straordinario scoprire mostre ed artisti che di solito si incontrano nelle più importanti rassegne internazionali; ma è il vuoto che circonda tutto questo che ci lascia disorientati.

Il discorso sui distretti culturali, portato avanti da Pierluigi Sacco, ha cercato di porre rimedio a tutto questo. Ma a pagare un duro prezzo restano una moltitudine di artisti, isolani ed isolati, che per la verità mantiene, nonostante tutto, un discreto livello di produzione. Questa, la produzione, più che accettabile, non è però stimolata ed indirizzata da strategie e da confronti nè culturali nè curatoriali che solo una galleria privata, realmente interessata alla produzione e divulgazione sul mercato, può contribuire a costruire.

In questa deriva, vedere almeno due generazioni di artisti potenzialmente validi che partecipano a mostre insostenibili da ogni punto di vista, con installazioni e performances a dir poco grottesche e presuntuose, non contribuisce certo ad incentivare un corretto avvicinamento del pubblico all’arte contemporanea; semmai, sembrano autorizzare i curatori istituzionali nel continuare a cercare altrove questa produzione.

L’iniziativa dell’associazione Cherimus (Emiliana Saiu, Matteo Rubbi, Marco Colombaioni) ha provato, invece, a fare arrivare -in residenza- artisti come Alfredo Jaar, Jeorge Orta, Alberto Garutti, accompagnati da curatori internazionali, per poter interagire direttamente con la popolazione locale; questa sembra essere la strada da perseguire, insieme a quella di Pierluigi Sacco, per dimostrare in pieno le potenzialità di un arte che potrebbe essere destinata a diventare una vera e propria forma di welfare per i cittadini spingendo questi ultimi a riscoprire la propria memoria e a guardare con fiducia all’avvenire; mettendoli in grado di dare voce alle proprie esigenze e ai propri bisogni; dando loro modo di partecipare ai processi di pianificazione ambientale ed urbana; insomma: permettendogli di cogliere tutte le opportunità economiche, sociali, formative e culturali del territorio.

Comunque, nonostante una comprensibile diffidenza da parte di alcuni amministratori locali, altre iniziative stanno nascendo in tal senso, soprattutto nel Sulcis Iglesiente, il quale potrebbe vedere una via di uscita dalla crisi del suo distretto industriale primario proprio grazie all’azione e all’attenzione che l’arte e la cultura stanno rivolgendo a questo territorio.













Immagini:

* Performance di Eleonora Di Marino durante l’Estate Iglesiente
* Alfredo Jaar, Emiliana Sabiu e Bartolomeo Pietromarchi nel Sulcis Iglesiente

Leggi anche:

* http://www.artapartofculture.org/2008/08/30/qualcosa-si-muove-a-carbonia-iglesias…
* http://www.artapartofculture.org/2008/08/26/notteggiandoa-iglesias-dedicata-a-j-be…

martedì 24 marzo 2009

"Un mare di latte": una storia indù


(la Via Lattea)

"Tanto tempo fa, prima che il mondo avesse inizio, non c'era nient' altro che un fiore di loto di un bianco purissimo, galleggiante in un mare di latte. Fra i suoi petali di seta dormiva profondamente Brahma, il creatore. A parte il fiore, però, non c'era nient' altro. A un certo punto Brahma cominciò a destarsi. Aprì gli occhi e, quando fu completamente sveglio, si accinse al compito di creare il mondo. Dalle sue lacrime nacquero la terra, l'aria e il cielo. Il suo corpo disteso diventò l'universo, il giorno e la notte, la luce e il buio, e vennero le stagioni secche e i monsoni, il fuoco, il vento e la pioggia. Dalla sua bocca uscirono capre, dai fianchi mucche, dai piedi elefanti, cammelli, cavalli e cervi. I peli del suo corpo divennero fili d'erba, radici e frutti. E infine Brahma creò i Deva e gli Asura, gli dèi della luce e del buio. Ora, il mare di latte conteneva un liquido magico detto" amrita", l'elisir della vita. Chiunque lo bevesse sarebbe vissuto per sempre. Naturalmente tanto i Deva quanto gli Asura volevano questo liquido tutto per sé. Però l'unico modo per estrarre l'amrita consisteva nel frullare il mare di latte, proprio come si fa per ottenere dal latte il burro o il formaggio, e né i Deva né gli Asura se la sentivano di fare da soli, per cui si misero d'accordo, una volta tanto, per lavorare insieme. Prima bisognava procurarsi una corda e un bastone abbastanza robusti per l'operazione. I Deva ebbero un'idea. «Come bastone per mescolare useremo questa montagna» gridarono, e tirarono giù la grande montagna, il monte Mandara, che sorgeva alta e ripida dal mare di latte. Per non essere da meno, gli Asura annunciarono: «Come corda useremo questo serpente!» ed esibirono il loro reperto: un cobra gigantesco, più lungo di qualunque serpente abbiate mai visto. In effetti non era un serpente ordinario: era Vasuki, il re dei serpenti. Gli Asura arrotolarono il cobra intorno alla montagna, spira dopo spira. Poi lo afferrarono per la testa mentre i Deva lo afferravano per la coda, e cominciarono a tirarlo avanti e indietro, avanti e indietro con tutte le loro forze. Via via che tiravano, il monte Mandara cominciò a roteare dentro le spire del serpente. Vorticava sempre più veloce, così veloce che gli alberi sparsi lungo i suoi pendii si sradicarono e presero fuoco. Per fortuna c'era nei paraggi il dio Indra, che con la pioggia delle sue grandi nuvole provvide a spegnere l'incendio. Ma anche così il pericolo non era scongiurato del tutto. La montagna era tanto pesante che cominciò a perforare la terra come un trapano, minacciando di farla a pezzetti. Allora gli dèi mandarono una tartaruga gigante a sorreggere la montagna, e la terra fu salva. Intanto il mare di latte cominciava a ribollire e spumeggiare: dapprima si formò un colossale gorgo di latte, e poi un burro densissimo. Con gli ultimi residui di energia, i Deva e gli Asura mescolarono un altro po', e dal mare di latte sorsero il sole e la luna, gemme scintillanti e mille altri tesori, e infine il tesoro più grande: un calice d'oro colmo del prezioso amrita, l'elisir dell'immortalità. Nel frattempo i grandi dèi erano rimasti a guardare con estremo interesse, decisi a farsi avanti all'ultimo momento per impedire agli Asura di bere l'amrita e diventare ancora più cattivi di quanto già non fossero. Così, non appena l'amrita sgorgò dal mare di latte, Vishnu, il conservatore, lasciò il suo punto d'osservazione sul vicino monte Meru, scese sulla terra e afferrò al volo il calice d'oro. Ma prima che avesse il tempo di metterlo al sicuro sul monte Meru, uno degli Asura, un demone di nome Rahu, gli strappò dalle mani il calice e cominciò a bere. Il sole e la luna gridarono a Vishnu: «Quello è il demone Rahu, il peggiore di tutti gli Asura! Devi farlo smettere di bere, o ci saranno sofferenze e disgrazie per tutti noi!» Veloce come un fulmine, Vishnu colpì Rahu sulla testa prima che riuscisse a bere tutto l'amrita. Il corpo morto del demone piombò giù verso la terra, mentre la testa saliva nel cielo, urlando di rabbia e digrignando i terribili denti. Non poteva morire perché l'amrita aveva già raggiunto la gola e aveva dato alla testa il dono della vita eterna. A quel punto esplose una tremenda battaglia. I Deva e gli Asura si scagliarono gli uni contro gli altri, brandendo armi fatte di lampi, montagne ardenti e frecce dalla punta di fuoco. Per due giorni e due notti infuriò la battaglia, finché gli Asura non furono costretti ad ammettere la sconfitta. Migliaia di demoni giacevano morti o moribondi; altre migliaia strisciarono via per andare a nascondersi nei pozzi della terra o nelle profondità del mare. I grandi dèi divisero equamente l'amrita con i Deva, e rimisero al suo posto il monte Mandara. L'unico Asura sopravvissuto per raccontare la storia fu la testa di Rahu, destinata per sempre a inseguire la luna, sua mortale nemica, attraverso i cieli. Lo potete vedere con i vostri occhi: ogni volta che Rahu riesce a raggiungere la luna, se l'inghiotte tutta intera ed essa svanisce dal cielo. Ben presto, però, la luna crescente scappa dalla gola di Rahu e ritorna nel cielo."
(storia indù)

martedì 17 marzo 2009

Vita quotidiana e libertà.


(A. Durer, Adamo ed Eva, 1504)


















“[…]La scienza dello spirito distingue sette manifestazioni evolutive della Terra. La prima viene detta «saturnia», la
seconda è quella «solare», la terza è la «lunare»: ci troviamo ora nella incarnazione «terrestre» della Terra. Queste
quattro manifestazioni planetarie abbracciano l’evoluzione del sistema solare (il nostro cosmo di appartenenza) dai
primordi ad oggi e sono concomitanti al lunghissimo processo di evoluzione dell’uomo.
L’incarnazione di Saturno è servita a porre i fondamenti del corpo fisico umano (costituito inizialmente di solo
calore e che è andato condensandosi, fino all’odierna consistenza, nel corso di queste metamorfosi planetarie);
l’incarnazione del Sole ha aggiunto il secondo arto costitutivo dell’essere umano, quello delle forze vitali o corpo
eterico, cioè le capacità di crescita e riproduzione; l’incarnazione della Luna ha reso possibile la terza dimensione,
che è quella dell’anima o corpo astrale, con tutte le facoltà di movimento, reazione a stimoli e sensazione: istinti,
brame e passioni.
Posto questo triplice so strato - che troviamo unilateralmente manifesto nei tre regni di natura: il minerale (corpo
fisico), il vegetale (fisico ed eterico) e l’animale (fisico, eterico e astrale) - siamo ora nella quarta incarnazione della
nostra evoluzione planetaria, la Terra propriamente detta, che porta su di sé il compito evolutivo globale, cioè il
karma, dell’incarnazione dell’Io, il quarto membro costitutivo dell’archetipo dell’essere umano.
Una volta edificati gli involucri fisico, eterico e astrale come triplice «conditio sine qua non» per l’evoluzione
umana, l’incarnazione-Terra ha come meta il pieno conferimento dell’Io all’essere umano. E’ quindi importante
capire cosa sia l’Io e che cosa aggiunga ai precedenti arti costitutivi: l’Io conferisce alla compagine umana la libertà,
l’autonomia individuale, la capacità responsabile di portare il karma, la capacità di distinguere e operare il bene e il
male3. E’ questo dunque un karma che avvolge l’umanità intera.
Possiamo allora dire che il karma della Terra è la libertà, perché la libertà è il carattere fondamentale dell’Io, è il
carattere sommante che ne riassume tutti gli aspetti, compreso l’amore. L’amore è un altro modo di avverare il
mistero della libertà, perché soltanto un essere libero e indipendente è in grado di amare.
Questo karma complessivo dell’umanità e della Terra viene espresso in tutte le grandi mitologie, in tutti i testi sacri.
Pensiamo alla Genesi, dove il primo movimento dell’evoluzione terrestre verso l’individuazione viene chiamato
«peccato originale»4: purtroppo questo passo della Bibbia è stato interpretato in chiave negativa, come se indicasse
qualcosa di moralmente non buono che l’uomo avrebbe potuto evitare.
Il peccato originale è invece la caduta nella frammentazione, è lo staccarsi dell’anima umana dalla matrice
primigenia, è l’inizio del cammino verso la libertà. In altre parole, l’umanità ai primordi dell’evoluzione terrestre era
una sostanza animica unitaria effusa nel cosmo intero, in una condizione che è stata sempre descritta come
paradisiaca: bisognava, però, che essa lasciasse questo paradiso di comunanza e si inserisse sempre di più nella
materia, ormai densa e consolidata.
La materia è il «principium individuationis»: soltanto grazie alla materia ciascuno di noi è nettamente e
definitivamente distinto da un altro essere. Quindi la caduta nella materia è il presupposto universalmente umano per
rendere ogni uomo indipendente e singolo, capace di accogliere l’Io e il karma individuale.
Al contempo la caduta segna l’inizio delle incarnazioni e caratterizza tutta la prima parte dell’evoluzione che
trova il suo punto di svolta nell’incarnazione dell’Essere solare, il Cristo, nel Gesù di Nazareth: le forze dell’Io Sono
(«Logos» e «Io Sono» sono i due nomi esoterici del Cristo nel vangelo di Giovanni) penetrano nell’umanità e ha
inizio per tutti la seconda parte dell’evoluzione, il cammino di risalita.

Nei vangeli si parla di reincarnazione e karma?
Potremmo chiederci: se è vero che il Cristo è venuto proprio a portare questa svolta evolutiva nella
consapevolezza umana, come mai nei vangeli, per esempio, non si trova nulla di tutto ciò?
Non possiamo qui trattare dell’origine ispirativa dei testi sacri che l’umanità possiede5, ma, in relazione al tema
del karma, possiamo dire che nella misura in cui l’essere umano evolve secondo libertà, egli sviluppa al contempo un
organo conoscitivo, una capacità più illuminata di lettura che gli consente di scoprire nel testo evangelico cose che
prima non vedeva.
La reincarnazione, nei vangeli, c’è o non c’è? C’è per chi la vede e non c’è per chi non la vede! Se tutti possiamo
constatare che nei vangeli non esiste nessuna affermazione esplicita contro la reincarnazione, non possiamo però
nemmeno dire che essa venga affermata palesemente.
Non è nemmeno vero che nei primi secoli del cristianesimo fosse così chiara e evidente la convinzione della
reincarnazione: ci sono solo accenni e lo stesso Origene, a cui ci si rifà come a una personalità convinta della
reincarnazione, esprime pensieri che non è facile riferire esplicitamente alla reincarnazione. Quindi già nei primi
secoli cristiani la prospettiva delle ripetute vite terrene non vive nella coscienza occidentale.
Dall’altro lato va sottolineato il fatto che non è vero che il dogma cattolico contenga la non-reincarnazione, non è
vero che faccia parte del dogma cattolico che la vita sia una sola. La chiesa cattolica (parlo di cattolicesimo, ora, non
di cristianesimo) non ha mai definito questa questione, non ha mai detto l’ultima parola: la questione della
reincarnazione è pertanto aperta. Perciò un cattolico che sia convinto della reincarnazione non è un «eretico» perché
non va contro nessun dogma della chiesa cattolica.
C’è sempre stata, però, l’opinione comune (si chiama proprio opinio communis, in teologia) dei teologi cattolici e
cristiani, soprattutto dell’ultimo millennio, che l’uomo viva una volta sola; ma un’opinione teologica comune non
basta per fare un dogma.
Il senso storico di questo dilemma è che l’umanità occidentale doveva vivere un lungo periodo di tempo senza la
consapevolezza della reincarnazione: questo buio dello spirito ha consentito il libero procedere verso il materialismo
che, una volta raggiunto il suo apice, pone le migliori premesse perché singole individualità, per un autentico e libero
impulso, possano riscoprire antichi tesori di sapienza con piene forze di coscienza.
Una consapevolezza scientifica della reincarnazione - così come la consente, appunto, la scienza dello spirito -
non può essere un fenomeno di massa: come Parsifal non trovava la risposta perché non era ancora in grado di porre
la domanda, così soltanto chi porta incontro ai testi sacri delle autonome premesse conoscitive, risultato di tanti sforzi
e di tante prove, scopre cose che prima non aveva nemmeno intravisto6.
La gioia del riconquistare le conoscenze più profonde dell’evoluzione a partire dalle forze individuali della nostra
libertà non porta con sé un atteggiamento di ostilità nei confronti delle confessioni religiose o delle chiese: «chiesa» è
anima di gruppo, è lo strumento necessario per gli esseri umani che hanno bisogno di una conduzione dall’esterno.
Questo bisogno c’è stato, ma è anche evidente che, prima o poi, esso dovrà cessare: uscendo dal «gregge» il
singolo essere umano impara a stare saldo sulle sue gambe. Sarebbe karmicamente errato, inoltre, pretendere dalla
chiesa, in quanto istituzione, il riconoscimento della scienza dello spirito che, come tale, si rivolge soltanto
all’individualità autonoma del singolo e pertanto non può avere come interlocutori o referenti delle realtà di gruppo,
gerarchicamente organizzate.
Il rapporto sociale degli esseri umani fra loro passa, per evoluzione, da una condizione ecclesiale, comunitaria, di
stampo animico ad un’interazione organica e vivente degli esseri, possibile soltanto al livello libero e autoreggentesi
dello spirito, dell’Io. La piena autonomia del singolo è l’unica base reale per la fondazione di comunità fra gli esseri
di oggi e di domani.
Reincarnazione e metempsicosi
Dopo quanto abbiamo detto è bene chiederci come mai R. Steiner dica che l’operare stesso del Cristo
nell’interiorità degli esseri umani ha fatto scomparire l’antica consapevolezza della reincarnazione, del tutto
insufficiente per una umanità che vive dopo l’evento del Cristo.
A chiarimento di questo consideriamo alcune differenze fondamentali tra il modo di concepire la reincarnazione
nell’Oriente precristiano e quello che sorge oggi in occidente in chiave cristica:
1. la prima differenza sta nel fatto che l’Oriente aveva mantenuto più a lungo dell’Occidente l’antica
chiaroveggenza atavica e il conseguente convincimento della reincarnazione: questa consapevolezza aveva un
carattere automatico, spontaneo, offerto «per grazia» a ogni essere umano, senza essere una conquista delle libere
forze conoscitive. La tradizione si basava dunque sulla memoria diretta e precisa del prenatale.
Ora, proprio questo carattere istintivo doveva scomparire per dare la possibilità a ogni singolo essere umano di
riconquistare la consapevolezza della reincarnazione non per tradizione, non per convincimento di anima di gruppo,
ma in base a un cammino di pensiero gestito individualmente e liberamente. E’ questo un primo motivo del perché,
con l’avvento del Cristo, è andata gradualmente scomparendo l’antica coscienza della reincarnazione;

2. un secondo aspetto di diversità sta nel fatto che la tradizione orientale non poteva storicamente portare in sé
una vera e propria esperienza dell’Io: non che l’induismo e il buddhismo non avessero intuito a livello conoscitivo la
realtà dell’Io, ma mancavano ancora le forze reali stesse dell’Io - e quindi la possibilità di sperimentarle veramente -
perché il Cristo, l’Io Sono, non era sceso ancora sulla Terra a portarle.
Perciò dove a noi sembra che in Oriente si parli di reincarnazione in realtà si parla di metempsicosi, cioè del
trapasso di una sostanza animica da una corporeità all’altra, di trasmigrazione di correnti astrali e non di un vero e
proprio cammino dello spirito umano, cioè dell’Io individuale.
Oggi, grazie alla scienza dello spirito che pone come impulso fondamentale del divenire le forze del Cristo, sorge
di fatto per la prima volta nell’umanità la consapevolezza della reincarnazione dell’Io, dell’individualità libera che
decide sempre di nuovo di ricostruire una «casa» corporea a misura sua. Questo è un pensiero cristico perché parla ad
ogni essere umano sulla faccia della Terra, senza distinzioni di cultura, di razza o di religione.
La parola «Cristo» ha assunto un peso europeo e occidentale divenendo sinonimo di un patrimonio religioso e
culturale che, anche se dichiara di volgersi all’umanità intera, si muove secondo il criterio delle confessioni e lo
difende: ma il Cristo può essere chiamato l’Essere del Sole, l’Essere della Terra, l’Essere della Libertà, l’Essere
dell’Amore... L’evento del Cristo non si è avverato per generare «cristiani», ma per rigenerare uomini; […]”

(da “Karma e libertà. Nella vita quotidiana”, di Pietro Archiati, 1997 L’Opera Editrice srl Via A. Serranti, 51
00136 Roma)

giovedì 26 febbraio 2009

Norfieddu, Dea Madre e... le figure femminili





















































Ancestrale Contemporaneo,
Carnevale Iglesiente 2009

19 FEBBRAIO
PRIMA APPARIZIONE
La notte del primo giorno, le maschere del Carnevale Iglesiente, girano silenziose, come ombre fuggite al destino della contemporaneità, per le vie del centro storico.
Il loro compito è quello di catturare e liberare la popolazione iglesiente impadronendosi degli aspetti negativi manifestati durante l’inverno ( sospetto, invidia, indifferenza, testardaggine, saccenza, intrigo). Norfieddu in quanto spirito, non ancora imprigionato in un pupazzo, gira libero scatenando il panico e stimolando, per reazione, proprio quegli umori negativi che la gente si tiene ancora dentro. Ad ogni reazione negativa, le maschere catturano l’atteggiamento liberando la persona da questa negatività.

24 FEBBRAIO
SECONDA APPARIZIONE
La seconda sera vede protagonisti i personaggi-vittima, cercare sostegno per il processo che si terrà nella serata finale. Le vittime di quest’anno sono tutte donne, quattro maschere raffiguranti la quattro condizioni-stagioni della donna. Tra le vie del centro le vittime prescelte vengono attaccate dalle maschere tipiche, cariche delle negatività che hanno preso dalla popolazione. Norfieddu cercherà di difenderle, ma gli atteggiamenti negativi fanno subito strada nei cuori delle vittime ed il povero folletto, brutto e nero come la miniera, contribuisce solo ad aumentare il panico tra le donne. Solo la Dea Madre sembra consolare Norfieddu, mentre la popolazione non da alcun peso ai suoi avvertimenti, scambiandolo per un pazzo e ridendo del suo buffo movimento.

28 FEBBRAIO
PROCESSO E ROGO DI NORFIEDDU
Quest’anno il processo racconta il confronto tra il bello ed il brutto, il buono e cattivo, in una parodia grottesca giocata tra l’ancestrale ed il contemporaneo. Come sempre le sei maschere tipiche ( Suspettosu, Intragneri, Oghiànu, Indiferenti, Corriatzu e Sabiu) e le altrettante vittime di questi atteggiamenti danno vita al Processo, al corteo ed al Rogo di Norfieddu. L’inquisitore, processerà e condannerà Norfieddu reo di tutti i mali, compreso quello di aver istigato e plagiato le quattro vittime ( tzia Pipia, tzia Isposa, tzia Mamma e tzia Viuda). In realtà sono stati l’Inquisitore e le altre maschere, mentre il povero spiritello cercava di difenderle, ma questo la gente, ignara dei linguaggi, dei riti e dei significati ancestrali, non lo sa. La Dea Madre in persona protegge lo spiritello Norfieddu, sostituendolo con un pupazzo che andrà al rogo al suo posto, illudendo la gente di essersi liberata dei mali, ma soprattutto appagando lo spirito negativo delle maschere tipiche, che dopo il rogo faranno ritorno nell’inverno. In questo modo anche gli atteggiamenti negativi della popolazione ritorneranno nella normalità, senza gli eccessi manifestati in questo periodo. Lo spirito di Norfieddu ritornerà il prossimo inverno, dopo l’estate, l’autunno e con il suo spirito libero darà inizio alla primavera, alla rinascita della terra, della gente, di questa terra, di questa gente, la più bella, la più vera del Mediterraneo. Alla festa il pupazzo, alla tradizione il significato.
"Norfieddu scancioffau d'anti abbruxau" sancisce la cittá all'unisono, e se ne torna a casa a prepararsi per la Quaresima.

Pino Giampà

venerdì 6 febbraio 2009

Percorsi e dialoghi...nel quotidiano "scarabocchiarsi" della vita.


(NATO FRASCA'."Vendome". Parigi, 1961.Tecnica mista su carta.)

"L'Arte è, comunque, quell'attività creativa che permette, meglio di ogni altra incombenza o lavoro, di stabilire rapporti vitali completi, soddisfacenti e armonizzanti la persona umana ma, come sottolinea Jung, a patto che si istaurino rapporti creativi tra il singolo e gli elementi archetipali che emergono dall'inconscio; grazie a questo processo di trasformazione dinamica attivo-creativa, sotto forma di elementi archetipici, tali forme arcaiche presiedono (come le forze ctonie della mitologia) alla vita dell'inconscio e non debbono essere né subite, né ignorate ma interiormente accettate come poli di una dialettica creatrice.
Il dialogo creatore con sé stessi è proprio quanto si può e si deve agire attraverso l'autentica azione artistica; per quanto essa va considerata implicitamente terapeutica e altamente scientifica (se scienza è conoscenza, e nuova conoscenza è vera co-nascenza).
Nel dialogo artistico riescono fondersi, grazie alla turbolenza creativa che metabolizza e trasforma, sia le forze coscienti che quelle inconscie: sta all'artista raggiungere quell'equilibrio che non permetta a nessuna di esse di agire sopraffazione sull'altra."
(Nato Frascà, da "L'arte all'ombra di un'altra luce. Viaggio nello scarabocchio degli adulti attraverso la Psiconologia".Progetto editoriale di Franca D'Angelo Frascà. maggio 1998, Roma.)

martedì 3 febbraio 2009


(acquerello di Gabriella, 3° media)

La ronda della vita ad una ad una
illumina delle illusioni il manto
e le dissolve e dona alla Fortuna,
trasfigurata in Fato, il dolce canto.
E noi nuotiamo nel gorgo cangiante,
icona al vuoto vortice solare,
nell’ansia che ci colga quell’istante
che non arriva, e ci farà volare.
Il gioco dei pensieri ci sostiene,
con la memoria impavida del vento
e interroga la Sfinge che trattiene
con ali oscure al dubbio ed al tormento.
E l’onda, che quel turbine mantiene
ancora ispira, e insegue ogni momento.


(Versi di Giancarlo Cimino)

giovedì 22 gennaio 2009

Dal 42° anno...


“[…]Quanto più si prosegue nell’evoluzione e quanto più una persona è diventata libera nel suo sviluppo tanto meno nell’età dopo i 42 anni riconosceremo dei fatti comuni nell’evoluzione, come invece, nei primi settenni, avevamo eventi comuni a tutti, come la pubertà o il cambio dei denti.
Se una persona si libera nella sua evoluzione, dopo i 42 anni mostrerà una biografia sempre più individuale. Però questo diagramma è molto interessante per capire comunque quello che accade dopo i 42 anni.[…]
Dopo i 40 anni iniziamo a liberarci sempre di più dalla nostra organizzazione fisica. […] dal punto di vista dell’entità spirituale umana avevamo visto che la fase iniziale, quella che va dalla nascita fino ai 21 anni, è una fase di incarnazione, in cui si prende possesso progressivamente della corporeità come proprio strumento, mentre dopo i 42 anni si manifesta un processo, che inizia già più o meno dai 35 anni – dalla metà della vita – che è invece quello della escarnazione dell’entità spirituale. Quindi, il declino della organizzazione fisica è dovuto al fatto che le forze vitali si trasformano sempre più in forze spirituali. […] poiché nel primo settennio viene portata a compimento sul piano fisico la maturazione del sistema dei nervi e dei sensi, nel secondo settennio quella del sistema ritmico,( il cuore, la circolazione, il respiro) e nel terzo settennio invece quella del sistema del ricambio e della membra.
Nel settimo settennio, quello fra i 42 3 i 49 anni, che corrisponde in base al nostro diagramma al terzo settennio, nella fase di incarnazione, iniziamo ad scarnarci in particolare dal sistema del ricambio e delle membra. Per esempio questa è l’età in cui spesso ci accorgiamo che la nostra forza muscolare è un po’ calata, che riusciamo a fare con meno forza gli stessi gesti, a salire meno agilmente le scale di corsa.
‘E un processo che riguarda in generale il sistema del ricambio e delle membra ma lo si avverte soprattutto nei muscoli e nel fatto che cominciamo anche a perdere un pochino di massa.
Anche l’apparato riproduttivo è parte in questo senso del sistema del ricambio. Anche da qui si distaccano delle forze. E’ per esempio un momento che viene avvertito in maniera così emblematica dagli uomini che vanno a caccia delle loro segretarie per nuove esperienze erotiche, mentre, sul piano fisico, e fisiologico, nelle donne può cominciare a manifestarsi una premenopausa, con vampate a tutti note, espressione delle forze che si sciolgono dall’apparato genitale.
[…] Bernhard Lievegoed, che ha lavorato molto sul tema della biografia, dice che tutti più o meno a questa età abbiamo delle esperienze di soglia, anche perché questo è di nuovo un momento di decisione. Quando si avverte la separazione fra le forze interiori e la corporeità fisica è necessaria una scelta: cercherò di mantenere a tutti i costi la corporeità il più giovane possibile e di restarvi il più possibile attaccato, oppure privilegerò una evoluzione interiore?
[…] La possibilità, l’opportunità, che si ha in questo settennio è quella di sviluppare una coscienza immaginativa. Fino ad allora la percezione e la conoscenza del mondo erano vissute in maniera molto intellettuale, molto precisa. La peculiarità iniziale della coscienza immaginativa è che si percepiscono le cose in forma di immagine: non si osserva tanto un fatto isolato, ma lo si osserva in connessione con tutto quello che gli sta attorno perché è parte di un’immagine.
Per esempio questo è il momento giusto per iniziare ad insegnare, oppure, se si opera all’interno di una azienda, è per esempio il momento per prendere sotto di sé delle persone che imparino il mestiere.
[…] Questo è il settennio che è retto da pianeta Marte. Quindi è un periodo di grande attività che dovrebbe essere dedicato prevalentemente all’attività spirituale e non tanto all’attività fisica. Invece le persone che scelgono piuttosto questo secondo tipo di sviluppo fanno in questo momento molte attività, come andare in palestra, arricchire il corpo, cercare di rinforzarsi il più possibile.[…]”

(da “LA BIOGRAFIA UMANA parte I”, di Robert Gorter, edizione a cura dell’Associazione Amici della Scuola Steineriana, 1997, Milano)

giovedì 8 gennaio 2009

Fuga in Egitto e strage degli Innocenti


(Mt 2, 12-18) Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese. Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo". Giuseppe destatosi, prese con sé il bambino e sua madre e nella notte fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio. Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: Un grido è stato udito in Rama, un pianto e lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuol essere consolata, perché non sono più. "

mercoledì 31 dicembre 2008

Alla svolta dei tempi


(video di Laura della Gatta -MATIA- "Alla svolta dei tempi")

martedì 30 dicembre 2008

Estremi polari in tempi di letizia: K'AN, l'abissale, l'acqua



In mezzo al pericolo...accontentarsi di non esserne sopraffatti.
Accontentarsi di piccole cose.

Il tempo può risolvere le contrapposizioni... solo quando esse sono giunte al loro estremo.

In mezzo al pericolo...attenti a non assuefarsi a ciò che è male.
Senza tavola da surf.

giovedì 25 dicembre 2008

BUON NATALE!

Gregorian Chant , et lux in tenebris...

L’ispirazione dei sentimenti
si rende magica forza d’amore,
se nell’azione di quei momenti
la conoscenza muta il dolore.
Nell’immersione dentro se stessi
si schiude l’adito alla Natura
e nell’incontro umano quei nessi
che ci congiungon son aria pura.
E quel respiro di veri affetti
diventa lievito angelicale,
fermento vivo che in cuore metti
per elevarti all’imaginale.
Ecco l’anelito, ecco i diletti,
è il figlio nuovo, nuovo Natale.

(Giancarlo Cimino)

martedì 23 dicembre 2008

Misti dialoghi di paglia e pietra




Ricordati foglie perdute

che parlano lingue diverse,
insegui le vite vissute,
su fragili tracce disperse!
Glorifica mille sortite,
brandelli di volti segnati,
altari di voci arrochite
che gridano ancora: malnati!
La terra che brucia, gl’immensi
pietrosi cammini alle vette
che tagliano l’acqua. E gl’incensi
estinguono assurde vendette,
t’inebriano e solo ripensi
all’alba, alle frasi non dette.

(Giancarlo Cimino)



Come un bambino iniziato
ai passi incerti che muove
su strade non certe errando,
saldo sta
nella spada di luce il cuore.

E le pelli che brucino ai venti
in ceneri, i corpi nel fango.
Alle ampie stellate notturne
ritornerà.
Tu li senti gridare vendette?!

Al sudore dei semplici grato,
compatisco agli umili panni.
Chi ode le sferiche note
perdonerà
le menti superbe e sfrontate.

Misti torniamo da dove
veniamo ed oltre che sia
la discesa eterna dei fuochi
accoglie e sia!
e fin sotto le croci portate.

(Laura della Gatta)

venerdì 12 dicembre 2008

Al via il corso di Antroposofia!


Si terrà domani e domenica 14 il primo dei sette weekend del corso introduttivo all'antroposofia “Verso un sano sviluppo dell'essere umano: antropologia e corrispondenze”, organizzato dall'associazione culturale Nemesi. Nel corso del primo incontro verrà presentato il percorso di studio, i partecipanti verranno introdotti alla vita e agli insegnamenti di Rudolf Steiner (foto). Il corso, per il quale il ministero della Salute ha riconosciuto crediti formativi, si terrà a Cagliari, nella sede dell'Ordine dei Farmacisti in via Alghero 29. Le date degli appuntamenti successivi sono 17 - 18 gennaio 2009, 14 - 15 febbraio, 21 - 22 marzo, 18 - 19 aprile e 16 - 17 maggio, 30-31 maggio. Orari: sabato 15.00 - 19.00 e domenica 9.00 - 13.00. Info e iscrizioni www.accademiadellaconoscenza.org
(da pagina 53 de l'Unione Sarda)

lunedì 8 dicembre 2008

Annuncio


(video di Matia)
Iglesias
Centro storico
Annunciazione a piedi scalzi
Martedì 09 dicembre 2008
Vedi le foto A piedi scalzi sui lastricati gelidi delle vie del centro. Ieri erano tre figuranti, tra qualche settimana saranno in trecento ad animare il presepe vivente. La prima uscita ufficiale, quella programmata nell'ambito delle manifestazioni natalizia, era prevista per sabato prossimo.
Ieri c'è stata un curiosa anteprima con l'Annunciazione, ideata e voluta da Pino Giampà, insegnante, artista e performer. Tre ragazzi hanno portato in strada un presepe itinerante. Sono partiti da piazza Municipio poi hanno attraversato via Nuova, via Commercio e via Cagliari. «Sono vestiti con abiti poveri - spiega Pino Giampà - e soprattutto questa iniziativa non costa niente». La provocazione però funziona. Gli iglesienti per qualche istante lasciano perdere lo shopping e guardano i tre ragazzi che sfilano nelle strade del centro storico. Tutti notano i piedi scalzi. Vedere quei giovani senza scarpe fa un certo effetto, soprattutto quando il clima consiglia giacconi pesanti e scarponi invernali.
«Il prossimo appuntamento è per sabato prossimo - conclude Pino Giampà - poi alla vigilia di Natale ci sara il grande presepe vivente con i ragazzi e trecento figuranti dei gruppi medievali di Iglesias». (f. p)
(articolo tratto da
l'Unione Sarda)