Visualizzazione post con etichetta maestri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta maestri. Mostra tutti i post
mercoledì 8 luglio 2009
lunedì 6 luglio 2009
Heal the world
Grazie Michael Jackson !
“Heal the World” era la canzone di cui Michael Jackson andava più fiero. Inserita nell’album “Dangerous”, pubblicato nel 1991, questa canzone ha dato i natali alla Heal The World Foundation che aveva come obiettivo il miglioramento delle condizioni di vita dei bambini. Ora l’associazione non c’è più ma questa è una delle canzoni più trasmesse dalle radio nelle ultime ore.(www.musicroom.it)
Heal the world
Michael Jackson
Spoken Intro:
Think about the generations and to say we want to make it a better
world for our children and our children's children. So that they know
it's a better world for them; and think if they can make it a better place.
There's a place in your heart
And I know that it is love
And this place could be much
Brighter than tomorrow.
And if you really try
You'll find there's no need to cry
In this place you'll feel
There's no hurt or sorrow.
There are ways to get there
If you care enough for the living
Make a little space, make a better place.
Heal the world
Make it a better place
For you and for me and the entire human race
There are people dying
If you care enough for the living
Make a better place for
You and for me.
If you want to know why
There's a love that cannot lie
Love is strong
It only cares for joyful giving.
If we try we shall see
In this bliss we cannot feel
Fear or dread
We stop existing and start living
Then it feels that always
Love's enough for us growing
Make a better world, make a better world.
Heal the world
Make it a better place
For you and for me and the entire human race
There are people dying
If you care enough for the living
Make a better place for
You and for me.
And the dream we would conceived in
Will reveal a joyful face
And the world we once believed in
Will shine again in grace
Then why do we keep strangling life
Wound this earth, crucify it's soul
Though it's plain to see, this world is heavenly
Be God's glow.
We could fly so high
Let our spirits never die
In my heart I feel
You are all my brothers
Create a world with no fear
Together we'll cry happy tears
See the nations turn
Their swords into plowshares
We could really get there
If you care enough for the living
Make a little space to make a better place.
Heal the world
Make it a better place
For you and for me and the entire human race
There are people dying
If you care enough for the living
Make a better place for
You and for me.
There are people dying if you care enough for the living
Make a better place for you and for me.
Make a better place for you and for me.
You and for me Make a better place
You and for me Make a better place
You and for me Make a better place
You and for me Heal the world we live in
You and for me Save it for our children
You and for me Heal the world we live in
You and for me Save it for our children
You and for me Heal the world we live in
You and for me Save it for our children
You and for me Heal the world we live in
You and for me Save it for our children.
Guarire il mondo
Michael Jackson
Introduzione parlata:
pensare alle generazioni e dire che vogliamo rendere il un mondo migliore
per i nostri bambini e i bambini dei nostri bambini. Cosi che loro sappiano
che é un mondo migliore per loro; e penso se loro possono rendere il mondo
un posto migliore.
C'é un posto nel tuo cuore
io so che é amore
e quel posto può essere molto
più luminoso di ieri
se tu provi veramente
scoprirai che non c'é bisogno di piangere
in questo posto lo sentirai
non ci sono pene ne sofferenza
ci sono modi per arrivarci
se ti prendi cura abbastanza della vita
crea un piccolo spazio, crea uno spazio migliore
guarisci il mondo
crea un posto migliore
per te, per me e per l'umanità intera
c'é gente che sta morendo
se ti prendi cura abbastanza della vita
crea un posto migliore
per te e me
se vuoi sapere perché
c'é un amore che non può mentire
l'amore é forte
importa solo dare felicità
se proviamo vedremo
in questa gioia non possiamo sentire
paura ne timore
smettiamo di esistere e iniziamo a vivere
poi sarà per sempre
l'amore é abbastanza per farci crescere
crea un mondo migliore
guarisci il mondo
crea un posto migliore
per te, per me e per l'umanità intera
c'é gente che sta morendo
se ti prendi cura abbastanza della vita
crea un posto migliore
per te e me
e il sogno che vogliamo creare
rivela una faccia felice
e il mondo in cui credevamo
si illumina ancora di grazia
allora perché continuiamo a vivere vite strozzate
ferendo la sua terra, crocifiggendo la sua anima
é evidente da vedere, questo mondo é paradisiaco
essere lo splendore di Dio
possiamo volare cosi alto
non lasciare mai morire I nostri spiriti
nel mio cuore sento che
sono tutti miei fratelli
creare un mondo senza paura
insieme piangeremo lacrime di gioia
vedere le nazioni trasformare
le loro spade in lame per aratri
possiamo davvero arrivarci
se ti prendi cura abbastanza della vita
crea un piccolo spazio per rendere un posto migliore
guarisci il mondo
crea un posto migliore
per te, per me e per l'umanità intera
c'é gente che sta morendo
se ti prendi cura abbastanza della vita
crea un posto migliore
per te e me
C'é gente che sta morendo, se tu credi nella vita
crea un un posto migliore per te e per me
crea un un posto migliore per te e per me
per te e per me crea un posto migliore
per te e per me crea un posto migliore
per te e per me crea un posto migliore
per te e per me guarire il mondo in cui viviamo
per te e per me salvarlo per I nostri bambini
per me e per te guarire il mondo in cui viviamo
per te e per me salvarlo per in nostri bambini
per te e per me guarire il mondo in cui viviamo
per te e per me salvarlo per I nostri bambini
per me e per te guarire il mondo in cui viviamo
per te e per me salvarlo per I nostri bambini
......
sabato 20 giugno 2009
VERSUS

"...L'uomo erra, quando non trova l'essenza delle cose o degli eventi che lo coinvolgono: prepara a sè l'angoscia e la paura, come conseguenze della dissonanza dell'anima con la realtà. La realtà campeggia invero oltre l'apparire fisico, èmetafisica nel suo essere fisica: è insieme l'essere dell'essenza e il suo apparire. La menzogna è l'apparire privo di essenza: ma non v'è che l'uomo che possa restituire a tale apparire l'essenza. E' il compito dell'uomo libero intuire inizialmente in concetti l'essenza delle cose, degli eventi, della natura. L'essenza invero è il Logos, la verità delle cose.
Non esiste realtà che non abbia fondamento, o essenza, nell'interiorità umana, nella serie dei concetti che l'uomo si forma nella zona superiore della coscienza: zona nella quale vive non solo tale serie di concetti, ma soprattutto la dinamica del loro formarsi, per virtù di un Io superiore a quello ordinario. Normalmente l'uomo non sa come si formano in lui i concetti. L'uomo razionale, l'uomo logico, per coerenza cognitiva, dovrebbe cominciare a saperlo. Che egli non lo sappia, oggi, è il massimo male umano. Il contrapporsi della coscienza quotidiana alla fonte della propria realtà, è la sorgente della sofferenza.
La sofferenza peraltro ha il compito di orientare la ricerca interiore dell'uomo verso la vita delle essenze, che egli reca nella zona pura dell'anima, perciò quasi sempre celate alla coscienza ordinaria: sono le essenze che egli via via si va formando, senza averne consapevolezza. Deve compiere un ben determinato eserciziodi pensiero, per scoprire in sè un concetto, o un'essenza, o un contenuto-sintesi della realtà. Quasi sempre egli attinge a qualcosa che si è andato formando mediante l'intuito stimolato dalla quotidiana esperienza. L'avversione della coscienza alla propria fonte superiore, il cui affermarsi la priverebbe del meccanismo dell'inerzia e degli appoggi psochici correlativi, gli impediscono di scorgere in sè il luogo della nascita delle essenze e della propria libertà interiore. Egli ha nebsì il concetto di "leone", o di "albero", ma non sa come si sia formato in lui: ignora l'elemento universale intuito, òa lo usa a un livello inferiore, quello del rappresentare, come se a tale livello conservasse l'universalità. Questa non può esserci nel concetto astratto o morto.
Deve scorgere in sè la folgore dell'intuito puro, per comprendere come nell'anima in realtà si manifesti l'essenza delle cose che vede intorno a sè create. Si manifesti, o nasca. Egli può sperimentare un potere-pensiero, che non conosce barriera fisica, nè psichica: scaturisce dalla pura fonte della vita ed esige fluire nell'umano, non perchè necessiti di movimento, o come lampo, che egli ha come lampo di pensiero, ma è più che pensiero: è vita creatrice. E' dapprima il pensiero conquistato allo stato puro e, allo stato puro, intensificato: è allora l'essenza dell'essere, di ogni essere. Cessa di essere pensiero: diviene forza di luce, percepibile come volontà creatrice. Naturalmente è il germe di una realizzazione che attende l'uomo: è il germe del miracolo."
(Massimo Scaligero, "Meditazione e miracolo", Ed. Mediterranee)
Imaginario:
maestri,
prospettive,
scienza dello spirito
venerdì 12 giugno 2009
L'ombra del miracolo
"[...]Vi sono esseri che si lasciano consapevolmente coinvolgere dal karma collettivo, o dal karma del gruppo umano a cui si sono connessi, proprio per donare ulteriore impulso spirituale al destino che unisce il gruppo. Questa possibilità è il portato logico del grado spirituale conseguito da tali esseri: una logica diversa è il falso spirituale.
Il karma dell'umanità è unico e si esplica attravarso il karma di ciascun individuo, che pertanto elabora il karma personale, rendendolo sempre più indipendente dal karma collettivo, proprio per poter divenire, secondo lo Spirituo, un elaboratore dinamico del karma collettivo. Quanto più una personalità spirituale evolve, tanto più diviene cooperatrice dell'altrui karma, coiè soccorritrice degli altri sopportatori delle conseguenze del karma: conseguenze che rimandano a un guasto originario dell'umanità, o a un "peccato originale", cioé alla perdita di un livello superumano, che il karma ha il compito di dar modo all'uomo di ritrovare, secondo potere del suo essere libero.[...]"
(Massimo Scaligero, "Reincarnazione e karma", Ed. Mediterranee)
Imaginario:
maestri,
scienza dello spirito,
tempo
lunedì 18 maggio 2009
Briciole
“Tutto era perduto? Era inevitabile che fosse cambiato? Dovevo dimenticare? Dobbiamo chiudere gli occhi? Dobbiamo perdonare, poiché ognuno vive di briciole? Dobbiamo pensare che tutto ciò che ci tormenta è ben piccola cosa visto dalle lontanissime stelle, Altazor, Grapatax, Mab, Zelda e Dandelion? Oppure, proprio perché siamo piccola cosa, dobbiamo combattere per la nostra briciola di giustizia, o le stelle crolleranno?”
[Stefano Benni, Margherita dolcevita, Ed.Feltrinelli]
Imaginario:
abracadabra,
maestri,
parole,
questions
venerdì 17 aprile 2009
Nuove frontiere
vai su art a part culture

di Pino Giampà
| E’ una grande isola, la Sardegna, dove il contemporaneo può essere popolare ad una collettività capace di trovare nella qualità dell’arte -appunto: contemporanea- un punto di riscatto dalla sua separazione economica e culturale.Il Man di Nuoro ma anche e soprattutto la creazione, a Cagliari con la ex Manifattura Tabacchi, del primo Distretto Culturale evoluto in Italia, sono i veri protagonisti di questa vicenda; lo sono, certamente, insieme a tanti altri luoghi e spazi per l’arte contemporanea e all’impegno attivo di quanti si fanno carico di aprire uno sguardo sulle proposte culturali più interessanti, emergenti, sperimentali, considerando che, oltre a ciò, e a quelle cattedrali-nel-deserto a Nuoro e a Cagliari, su tutto l’ampio territorio non esiste nessuna galleria d’arte contemporanea privata degna di questo nome.
Sì, ci sono gallerie che ospitano giovani artisti, ma esse operano in un mercato praticamente inesistente, comportandosi di conseguenza, senza rinunciare peraltro a piccole forme di dittatura curatoriale che dura giusto il tempo di divorare i piccoli risparmi degli sprovveduti galleristi e di collezionisti rari ed occasionali, salvo poi mandare tutto alla deriva per fiondarsi verso qualche altro volenteroso che ancora non ha capito che, in Sardegna, l’arte è vissuta più come una forma da guardare che da acquistare.
Eppure, di curatori e collezionisti di un certo rilievo ce ne sono, ma vivono principalmente preoccupandosi di collegarsi con quello che passa il resto del modo (dell’arte), evitando -chissà perchè- di sostenere con impegno e costanza almeno una galleria locale. Naturalmente, sono però anche subito disposti ad acquistare almeno una piccola opera dell’artista sardo che fa mostre nel continente, facendo leva sulla sua personale intraprendenza spesa in spazi e luoghi che non sono certo il must del mercato… Ma, va detto, qui non passa molta differenza tra De Carlo, Marconi e Marconi, l’altro, quello di Cupramarittima, fermo restando che quest’ultimo gallerista è comunque di un livello che le giovani gallerie sarde non hanno certo ancora raggiunto…
Eppure, in questo desolante panorama, sono gli spazi istituzionali, con curatori di altissimo livello a far parlare della Sardegna come di un isola felice per l’arte contemporanea anche se, in realtà, tutto questo avviene sfruttando il provincialismo diffuso; così, passano come qualcosa di utile al territorio delle esperienze molto lontane dal talento, dalla creatività e, soprattutto, dalla cultura di un popolo che in questo modo viene così ad essere aggirata e raggirata. Non fraintendiamoci: è straordinario scoprire mostre ed artisti che di solito si incontrano nelle più importanti rassegne internazionali; ma è il vuoto che circonda tutto questo che ci lascia disorientati.
Il discorso sui distretti culturali, portato avanti da Pierluigi Sacco, ha cercato di porre rimedio a tutto questo. Ma a pagare un duro prezzo restano una moltitudine di artisti, isolani ed isolati, che per la verità mantiene, nonostante tutto, un discreto livello di produzione. Questa, la produzione, più che accettabile, non è però stimolata ed indirizzata da strategie e da confronti nè culturali nè curatoriali che solo una galleria privata, realmente interessata alla produzione e divulgazione sul mercato, può contribuire a costruire.
In questa deriva, vedere almeno due generazioni di artisti potenzialmente validi che partecipano a mostre insostenibili da ogni punto di vista, con installazioni e performances a dir poco grottesche e presuntuose, non contribuisce certo ad incentivare un corretto avvicinamento del pubblico all’arte contemporanea; semmai, sembrano autorizzare i curatori istituzionali nel continuare a cercare altrove questa produzione.
L’iniziativa dell’associazione Cherimus (Emiliana Saiu, Matteo Rubbi, Marco Colombaioni) ha provato, invece, a fare arrivare -in residenza- artisti come Alfredo Jaar, Jeorge Orta, Alberto Garutti, accompagnati da curatori internazionali, per poter interagire direttamente con la popolazione locale; questa sembra essere la strada da perseguire, insieme a quella di Pierluigi Sacco, per dimostrare in pieno le potenzialità di un arte che potrebbe essere destinata a diventare una vera e propria forma di welfare per i cittadini spingendo questi ultimi a riscoprire la propria memoria e a guardare con fiducia all’avvenire; mettendoli in grado di dare voce alle proprie esigenze e ai propri bisogni; dando loro modo di partecipare ai processi di pianificazione ambientale ed urbana; insomma: permettendogli di cogliere tutte le opportunità economiche, sociali, formative e culturali del territorio.
Comunque, nonostante una comprensibile diffidenza da parte di alcuni amministratori locali, altre iniziative stanno nascendo in tal senso, soprattutto nel Sulcis Iglesiente, il quale potrebbe vedere una via di uscita dalla crisi del suo distretto industriale primario proprio grazie all’azione e all’attenzione che l’arte e la cultura stanno rivolgendo a questo territorio.

Immagini:
* Performance di Eleonora Di Marino durante l’Estate Iglesiente
* Alfredo Jaar, Emiliana Sabiu e Bartolomeo Pietromarchi nel Sulcis Iglesiente
Leggi anche:
* http://www.artapartofculture.org/2008/08/30/qualcosa-si-muove-a-carbonia-iglesias…
* http://www.artapartofculture.org/2008/08/26/notteggiandoa-iglesias-dedicata-a-j-be…

di Pino Giampà

| E’ una grande isola, la Sardegna, dove il contemporaneo può essere popolare ad una collettività capace di trovare nella qualità dell’arte -appunto: contemporanea- un punto di riscatto dalla sua separazione economica e culturale.Il Man di Nuoro ma anche e soprattutto la creazione, a Cagliari con la ex Manifattura Tabacchi, del primo Distretto Culturale evoluto in Italia, sono i veri protagonisti di questa vicenda; lo sono, certamente, insieme a tanti altri luoghi e spazi per l’arte contemporanea e all’impegno attivo di quanti si fanno carico di aprire uno sguardo sulle proposte culturali più interessanti, emergenti, sperimentali, considerando che, oltre a ciò, e a quelle cattedrali-nel-deserto a Nuoro e a Cagliari, su tutto l’ampio territorio non esiste nessuna galleria d’arte contemporanea privata degna di questo nome.
Sì, ci sono gallerie che ospitano giovani artisti, ma esse operano in un mercato praticamente inesistente, comportandosi di conseguenza, senza rinunciare peraltro a piccole forme di dittatura curatoriale che dura giusto il tempo di divorare i piccoli risparmi degli sprovveduti galleristi e di collezionisti rari ed occasionali, salvo poi mandare tutto alla deriva per fiondarsi verso qualche altro volenteroso che ancora non ha capito che, in Sardegna, l’arte è vissuta più come una forma da guardare che da acquistare.
Eppure, di curatori e collezionisti di un certo rilievo ce ne sono, ma vivono principalmente preoccupandosi di collegarsi con quello che passa il resto del modo (dell’arte), evitando -chissà perchè- di sostenere con impegno e costanza almeno una galleria locale. Naturalmente, sono però anche subito disposti ad acquistare almeno una piccola opera dell’artista sardo che fa mostre nel continente, facendo leva sulla sua personale intraprendenza spesa in spazi e luoghi che non sono certo il must del mercato… Ma, va detto, qui non passa molta differenza tra De Carlo, Marconi e Marconi, l’altro, quello di Cupramarittima, fermo restando che quest’ultimo gallerista è comunque di un livello che le giovani gallerie sarde non hanno certo ancora raggiunto…
Eppure, in questo desolante panorama, sono gli spazi istituzionali, con curatori di altissimo livello a far parlare della Sardegna come di un isola felice per l’arte contemporanea anche se, in realtà, tutto questo avviene sfruttando il provincialismo diffuso; così, passano come qualcosa di utile al territorio delle esperienze molto lontane dal talento, dalla creatività e, soprattutto, dalla cultura di un popolo che in questo modo viene così ad essere aggirata e raggirata. Non fraintendiamoci: è straordinario scoprire mostre ed artisti che di solito si incontrano nelle più importanti rassegne internazionali; ma è il vuoto che circonda tutto questo che ci lascia disorientati.
Il discorso sui distretti culturali, portato avanti da Pierluigi Sacco, ha cercato di porre rimedio a tutto questo. Ma a pagare un duro prezzo restano una moltitudine di artisti, isolani ed isolati, che per la verità mantiene, nonostante tutto, un discreto livello di produzione. Questa, la produzione, più che accettabile, non è però stimolata ed indirizzata da strategie e da confronti nè culturali nè curatoriali che solo una galleria privata, realmente interessata alla produzione e divulgazione sul mercato, può contribuire a costruire.
In questa deriva, vedere almeno due generazioni di artisti potenzialmente validi che partecipano a mostre insostenibili da ogni punto di vista, con installazioni e performances a dir poco grottesche e presuntuose, non contribuisce certo ad incentivare un corretto avvicinamento del pubblico all’arte contemporanea; semmai, sembrano autorizzare i curatori istituzionali nel continuare a cercare altrove questa produzione.
L’iniziativa dell’associazione Cherimus (Emiliana Saiu, Matteo Rubbi, Marco Colombaioni) ha provato, invece, a fare arrivare -in residenza- artisti come Alfredo Jaar, Jeorge Orta, Alberto Garutti, accompagnati da curatori internazionali, per poter interagire direttamente con la popolazione locale; questa sembra essere la strada da perseguire, insieme a quella di Pierluigi Sacco, per dimostrare in pieno le potenzialità di un arte che potrebbe essere destinata a diventare una vera e propria forma di welfare per i cittadini spingendo questi ultimi a riscoprire la propria memoria e a guardare con fiducia all’avvenire; mettendoli in grado di dare voce alle proprie esigenze e ai propri bisogni; dando loro modo di partecipare ai processi di pianificazione ambientale ed urbana; insomma: permettendogli di cogliere tutte le opportunità economiche, sociali, formative e culturali del territorio.
Comunque, nonostante una comprensibile diffidenza da parte di alcuni amministratori locali, altre iniziative stanno nascendo in tal senso, soprattutto nel Sulcis Iglesiente, il quale potrebbe vedere una via di uscita dalla crisi del suo distretto industriale primario proprio grazie all’azione e all’attenzione che l’arte e la cultura stanno rivolgendo a questo territorio.

Immagini:
* Performance di Eleonora Di Marino durante l’Estate Iglesiente
* Alfredo Jaar, Emiliana Sabiu e Bartolomeo Pietromarchi nel Sulcis Iglesiente
Leggi anche:
* http://www.artapartofculture.org/2008/08/30/qualcosa-si-muove-a-carbonia-iglesias…
* http://www.artapartofculture.org/2008/08/26/notteggiandoa-iglesias-dedicata-a-j-be…
Imaginario:
fuori dal coro,
IMAGINARY MUSEUM OF CONTEMPORARY ART,
luoghi,
maestri,
parole,
prospettive,
vanità,
zoom
domenica 12 aprile 2009
Buona Pasqua!

("La Resurrezione", di Matthias Grunewald, della pala d'altare di Isenheim, conservato al museo di Colmar, in Alsazia.)
"Quando da spazi universali il sole parla al senso dell'uomo e dal fondo dell'anima si congiunge alla luce, allor dal chiuso dell'egoità migran pensieri nei lontani spazi e ottusamente avvincono allo spirito l'essere dell'uomo."
(R. Steiner, Il calendario dell'anima)
(Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi)
Fratelli, non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta? Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi.
Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!
Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità.
Parola di Dio
domenica 5 aprile 2009
Palme e ulivo

"Si racconta che un dotto in scienze naturali (deve essere avvenuto il Inghilterra) disse che preferiva immaginarsi di essere giunto ad essere uomo per forza propria, di essere giunto alla sua attuale condizione superiore trasformandosi a poco a poco dallo stadio scimmiesco, piuttosto che immaginarsi di essere caduto tanto in basso, come uomo, dalle altezze divine di un tempo, come pareva aver fatto il suo avversario, il quale non poteva credere alle semplici rappresentazioni scientifiche. Simili episodi indicano quanto sia necessario trovare la via che porti a dire "Non io, ma l'animale evoluto in me", ma "Non io , ma il Cristo in me". Bisogna cercare di capire queste parole di Paolo; solo allora un vero messaggio pasquale potrà di nuovo entrare nella nostra coscienza dalle profondità della nostra anima."
(R. Steiner, "Pasqua, la festa dell'esortazione". I° conferenza, Dornach, 2 aprile 1920, Venerdì santo. Edizioni Arcobaleno. O.O.198)
Imaginario:
colori,
elementi,
maestri,
scienza dello spirito,
tempo
domenica 29 marzo 2009
La borsa del pastore: un antico rimedio erboristico....(qui il link)

"La cornacchia volata sulla strada
con la bacca nel becco scintillante
ti dona il suo pensiero ovunque vada,
ricolma la tua anima esitante.
Anche la borsa del pastore parla
della spirale dei suoi verdi cuori,
a chi la colga sol per ammirarla
nella corona di candidi fiori.
Non tace la Natura se l'ascolti
nutrendoti di luce mattiniera
rispecchiata da mille e mille volti,
nella trama del sole, dolce e austera,
gioiosa a tratti. E a te son tutti vòlti
gli attimi intensi della vita vera."
(Giancarlo Cimino)
martedì 24 marzo 2009
Nebbia primordiale e pianeti: la visione dello spirito.
“Oggi sappiamo che in principio vi era una grande nebbia primordiale nello spazio cosmico, e che essa ha cominciato a roteare. Così facendo, ha eliminato un globo sferico dalla propria massa; continuando a roteare, con l’andar del tempo si è distaccato un secondo globo, e più tardi un terzo e così di seguito. Ma queste immagini non sono altro che una forma di mitologia moderna fisico-coperincana. Essa verrà a sua volta rimpiazzata da un’altra mitologia. Però le mitologie antiche hanno il vantaggio, su quella attuale, di essere più vere di quelle venute dopo; esse non hanno saputo prendere che la sola parte astratta, completamente esteriore e materiale. Bisogna sempre tener presente che è comodo spiegare ai bambini in modo plausibile la formazione di un simile sistema solare: si prende una goccia di un’essenza oleosa, si taglia da un cartone un piccolo disco rotondo, lo si pone nella direzione dell’equatore passandoci dal di sopra uno spillo e lo si mette nel liquido a galleggiare. Si comincia allora a dare al tutto un movimento di rotazione dicendo che così roteava la nebbia cosmica. Infatti si forma prima un appiattimento, poi si stacca una goccia, quindi un’altra, poi una terza – e una grande goccia rimane nel centro; ecco creato un piccolo sistema solare! Sembra allora molto plausibile che quanto viene così dimostrato in piccolo, sia avvenuto anche in grande. Chi però espone queste considerazioni dimentica soltanto una cosa che in altra occasione sarebbe bellissimo dimenticare: dimentica se stesso. Dimentica di essere lui stesso a provocare la rotazione. L’intera dimostrazione sarebbe esatta, se uno di questi bravi professori si degnasse di dire: “Come io sto qui e faccio girare questo spillo, così lassù vi era un gigantesco professore che provvide a far roteare tutto l’assieme affinché si potessero distaccare i pianeti; proprio come abbiamo fatto in piccolo con le nostre gocce di olio”. In tal caso il paragone potrebbe ancor andare.
Noi sappiamo che nessun maestro gigantesco si occupa di girare lo spillo, ma che vi sono entità spirituali di ogni grado, e che esse attirano verso di loro la relativa materia.Le entità che avevano bisogno di speciali condizioni di vita, quando andarono sul Sole attirarono la materia che loro conveniva, e si formarono il proprio campo di azione mediante la potenza delle loro forze spirituali; altre entità separarono per sé la sostanza della Terra. ‘E lo spirito che opera fino alla più piccola particella di materia. Si potrà comprendere ciò che avviene nei più piccoli punti dello spazio, soltanto quando si comprenderà che lo spirito opera ovunque, fino nello spazio illimitato. Né si tratta di uno spirito in generale del quale si possa dire che “in genera la materia contiene lo spirito, uno spirito universale o primordiale”. Cosi’ si creerebbero dei nuovi malintesi, e non si arriverebbe a nulla. Noi dobbiamo riconoscere gli “spiriti” nella loro concretezza, nelle loro particolarità e nelle loro diverse condizioni di vita. […]
Prima che il Sole si potesse distaccare, già era risultata la necessità per certe entità di separare per sé speciali campi di azione. Ciò che esse distaccarono in tal modo sono oggi i pianeti esterni: Saturno, Giove e Marte. Possiamo dunque dire che nella materia complessiva in cui stavano il Sole e la Luna erano pure contenuti Saturno, Giove e così via, e che alcune entità si distaccarono prima con quei corpi celesti. Erano entità che richiedevano appunto le condizioni di vita che potevano venir soddisfatte su quei pianeti. Poi il Sole si separò con tutte le entità più sublimi, lasciando indietro la Terra unita alla Luna. Quest’assieme di Terra e Luna seguitò ad evolversi fin che si verificò la descritta espulsione della Luna. Ma non tutti gli esseri usciti insieme al Sole furono capaci di partecipare all’evoluzione solare.[…] determinate entità cedettero di essere in grado di sopportare il viaggio del Sole. In realtà lo poterono sopportare soltanto le entità più alte; le altre dovettero più tardi separarsene. E per il fatto che tali entità si crearono campi d’azione separati, nacquero Venere e Mercurio. Cosi’ vediamo la separazione di Saturno, Giove e Marte prima della scissione del Sole dalla Terra. Poi si separarono dal Sole Venere e Mercurio, e soltanto dopo la Luna si separò dalla Terra.
Cosi’ si presenta questa evoluzione, dal punto di vista dello spirito.”
(R. Steiner, Il Vangelo di Giovanni in relazione con gli altri tre e specialmente col Vangelo di Luca, O.O. n°112)
Imaginario:
elementi,
maestri,
parole,
scienza dello spirito,
tempo
"Un mare di latte": una storia indù

(la Via Lattea)
"Tanto tempo fa, prima che il mondo avesse inizio, non c'era nient' altro che un fiore di loto di un bianco purissimo, galleggiante in un mare di latte. Fra i suoi petali di seta dormiva profondamente Brahma, il creatore. A parte il fiore, però, non c'era nient' altro. A un certo punto Brahma cominciò a destarsi. Aprì gli occhi e, quando fu completamente sveglio, si accinse al compito di creare il mondo. Dalle sue lacrime nacquero la terra, l'aria e il cielo. Il suo corpo disteso diventò l'universo, il giorno e la notte, la luce e il buio, e vennero le stagioni secche e i monsoni, il fuoco, il vento e la pioggia. Dalla sua bocca uscirono capre, dai fianchi mucche, dai piedi elefanti, cammelli, cavalli e cervi. I peli del suo corpo divennero fili d'erba, radici e frutti. E infine Brahma creò i Deva e gli Asura, gli dèi della luce e del buio. Ora, il mare di latte conteneva un liquido magico detto" amrita", l'elisir della vita. Chiunque lo bevesse sarebbe vissuto per sempre. Naturalmente tanto i Deva quanto gli Asura volevano questo liquido tutto per sé. Però l'unico modo per estrarre l'amrita consisteva nel frullare il mare di latte, proprio come si fa per ottenere dal latte il burro o il formaggio, e né i Deva né gli Asura se la sentivano di fare da soli, per cui si misero d'accordo, una volta tanto, per lavorare insieme. Prima bisognava procurarsi una corda e un bastone abbastanza robusti per l'operazione. I Deva ebbero un'idea. «Come bastone per mescolare useremo questa montagna» gridarono, e tirarono giù la grande montagna, il monte Mandara, che sorgeva alta e ripida dal mare di latte. Per non essere da meno, gli Asura annunciarono: «Come corda useremo questo serpente!» ed esibirono il loro reperto: un cobra gigantesco, più lungo di qualunque serpente abbiate mai visto. In effetti non era un serpente ordinario: era Vasuki, il re dei serpenti. Gli Asura arrotolarono il cobra intorno alla montagna, spira dopo spira. Poi lo afferrarono per la testa mentre i Deva lo afferravano per la coda, e cominciarono a tirarlo avanti e indietro, avanti e indietro con tutte le loro forze. Via via che tiravano, il monte Mandara cominciò a roteare dentro le spire del serpente. Vorticava sempre più veloce, così veloce che gli alberi sparsi lungo i suoi pendii si sradicarono e presero fuoco. Per fortuna c'era nei paraggi il dio Indra, che con la pioggia delle sue grandi nuvole provvide a spegnere l'incendio. Ma anche così il pericolo non era scongiurato del tutto. La montagna era tanto pesante che cominciò a perforare la terra come un trapano, minacciando di farla a pezzetti. Allora gli dèi mandarono una tartaruga gigante a sorreggere la montagna, e la terra fu salva. Intanto il mare di latte cominciava a ribollire e spumeggiare: dapprima si formò un colossale gorgo di latte, e poi un burro densissimo. Con gli ultimi residui di energia, i Deva e gli Asura mescolarono un altro po', e dal mare di latte sorsero il sole e la luna, gemme scintillanti e mille altri tesori, e infine il tesoro più grande: un calice d'oro colmo del prezioso amrita, l'elisir dell'immortalità. Nel frattempo i grandi dèi erano rimasti a guardare con estremo interesse, decisi a farsi avanti all'ultimo momento per impedire agli Asura di bere l'amrita e diventare ancora più cattivi di quanto già non fossero. Così, non appena l'amrita sgorgò dal mare di latte, Vishnu, il conservatore, lasciò il suo punto d'osservazione sul vicino monte Meru, scese sulla terra e afferrò al volo il calice d'oro. Ma prima che avesse il tempo di metterlo al sicuro sul monte Meru, uno degli Asura, un demone di nome Rahu, gli strappò dalle mani il calice e cominciò a bere. Il sole e la luna gridarono a Vishnu: «Quello è il demone Rahu, il peggiore di tutti gli Asura! Devi farlo smettere di bere, o ci saranno sofferenze e disgrazie per tutti noi!» Veloce come un fulmine, Vishnu colpì Rahu sulla testa prima che riuscisse a bere tutto l'amrita. Il corpo morto del demone piombò giù verso la terra, mentre la testa saliva nel cielo, urlando di rabbia e digrignando i terribili denti. Non poteva morire perché l'amrita aveva già raggiunto la gola e aveva dato alla testa il dono della vita eterna. A quel punto esplose una tremenda battaglia. I Deva e gli Asura si scagliarono gli uni contro gli altri, brandendo armi fatte di lampi, montagne ardenti e frecce dalla punta di fuoco. Per due giorni e due notti infuriò la battaglia, finché gli Asura non furono costretti ad ammettere la sconfitta. Migliaia di demoni giacevano morti o moribondi; altre migliaia strisciarono via per andare a nascondersi nei pozzi della terra o nelle profondità del mare. I grandi dèi divisero equamente l'amrita con i Deva, e rimisero al suo posto il monte Mandara. L'unico Asura sopravvissuto per raccontare la storia fu la testa di Rahu, destinata per sempre a inseguire la luna, sua mortale nemica, attraverso i cieli. Lo potete vedere con i vostri occhi: ogni volta che Rahu riesce a raggiungere la luna, se l'inghiotte tutta intera ed essa svanisce dal cielo. Ben presto, però, la luna crescente scappa dalla gola di Rahu e ritorna nel cielo."
(storia indù)
Imaginario:
c'era una volta...,
elementi,
maestri,
parole,
prospettive,
scienza dello spirito,
segni,
tempo
venerdì 20 marzo 2009
Tra tante parole....il rosario.

1) Si fa il Segno della Croce e si recita il Credo.
2) Si recita un Padre Nostro.
3) Si recitano tre Ave Maria per la fede, la speranza, la carità.
4) Si recita un Gloria al Padre.
oppure
1) Si fa il Segno della Croce e si dice: O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. E si recita un Gloria al Padre.
5) Si enuncia il primo mistero (per esempio si dice: Il primo mistero gaudioso: l'Annunciazione dell'Angelo a Maria Vergine) e si recita un Padre Nostro.
6) Si recitano dieci Ave Maria meditando il mistero.
7) Si recita un Gloria al Padre e la Preghiera di Fatima.
8) Si enuncia il secondo mistero e si recita un Padre Nostro.
9) Si recitano dieci Ave Maria meditando il mistero.
10) Si recita un Gloria al Padre e la Preghiera di Fatima.
11) Si enuncia il terzo mistero e si recita un Padre Nostro.
12 ) Si recitano dieci Ave Maria meditando il mistero.
13) Si recita un Gloria al Padre e la Preghiera di Fatima.
14) Si enuncia il quarto mistero e si recita un Padre Nostro.
15) Si recitano dieci Ave Maria meditando il mistero.
16) Si recita un Gloria al Padre e la Preghiera di Fatima.
17) Si enuncia il quinto mistero e si recita un Padre Nostro.
18) Si recitano dieci Ave Maria meditando il mistero.
19) Si recita un Gloria al Padre e la Preghiera di Fatima.
20) Si recita la Salve Regina.
(Si possono recitare le Litanie Lauretane. Si può recitare la Preghiera a San Giuseppe, la Preghiera a San Michele, la Preghiera al Cuore Immacolato di Maria, il Sub Tuum Praesidium).
Si fa il Segno della Croce.
***
Imaginario:
maestri,
parole,
scienza dello spirito
sabato 14 marzo 2009
Il tempo: un guardiano

"Il sonno offre una buona immagine della morte appunto perchè durante il sonno l'uomo è sottratto alla scena ove lo attende il suo destino. Mentre si dorme, su quella scena gli eventi continuano a svolgersi. Per un certo tempo, non abbiamo nessuna influenza sul loro decorso. Eppure la nostra vita di oggi dipende dagli effetti delle azioni compiute ieri.La nostra individualità si reincarna realmente ogni mattina nel mondo delle nostre azioni. Ciò che durante la notte era separato da noi, ci avvolge per così dire durante la giornata."
(R. Steiner,Teosofia,O.O. n° 9)
Imaginario:
forme,
maestri,
parole,
scienza dello spirito,
tempo
giovedì 12 marzo 2009
Questa l'avevo pubblicata....di meno!
I MATIA (Laura della Gatta & Pino Giampà), per M'illumino di meno, presentano le loro opere al buio!
Mostra dei Matia, Elisa Desortes ed Enrico Piras
Data:
venerdì 13 febbraio 2009
Ora:
17.00 - 23.00
Luogo:
Borgo di Tratalias
Città/Paese:
Tratalias, Italy
Telefono:
0781688936
E-mail:
ufficioturistico@comune.tratalias.ca.it
Descrizione
Per l’occasione, verranno aperti al pubblico i nuovi ambienti espositivi del Borgo medioevale di Tratalias, che ospiteranno eccezionalmente alcune opere pittoriche del duo MATIA, presentate praticamente al buio, ed un’istallazione di Elisa Desortes ed Enrico Piras ispirata alla luce incentrata sulla stessa tematica.
Il 13 febbraio si spegneranno, dalle ore 18, monumenti e piazze delle principali città e migliaia di abitazioni e luoghi di lavoro in tutta Italia.
Sarà il momento conclusivo della campagna “M’illumino di meno”, lanciata da Caterpillar, il programma di Radio 2 RAI, che per il quinto anno sostiene la pratica del risparmio energetico e sottolinea il ruolo fondamentale delle fonti di energia rinnovabili.
Tra gli altri, verranno spente le sedi del Parlamento europeo a Strasburgo e Bruxelles, la Tour Eiffel a Parigi, il Colosseo a Roma, Piazza della Scala a Milano, l’Arena di Verona e moltissimi monumenti e piazze in Italia e in Europa.
Quest’anno anche Tratalias aderisce, spegnendo le luci della Cattedrale e dell’intero Borgo, che verranno poi illuminati dalle lucerne realizzate dai bambini delle Scuole.
Info e prenotazioni: ufficio turistico del Comune diTratalias: 0781688936
coopsemata@gmail.com ufficioturistico@comune.tratalias.ca.it
(Grazie a Luca Sarriu e ad Erica Olmetto!!!)
Imaginario:
E' L'ORA,
fuori dal coro,
IMAGINARY MUSEUM OF CONTEMPORARY ART,
maestri,
parole,
zoom
venerdì 6 febbraio 2009
Percorsi e dialoghi...nel quotidiano "scarabocchiarsi" della vita.

(NATO FRASCA'."Vendome". Parigi, 1961.Tecnica mista su carta.)
"L'Arte è, comunque, quell'attività creativa che permette, meglio di ogni altra incombenza o lavoro, di stabilire rapporti vitali completi, soddisfacenti e armonizzanti la persona umana ma, come sottolinea Jung, a patto che si istaurino rapporti creativi tra il singolo e gli elementi archetipali che emergono dall'inconscio; grazie a questo processo di trasformazione dinamica attivo-creativa, sotto forma di elementi archetipici, tali forme arcaiche presiedono (come le forze ctonie della mitologia) alla vita dell'inconscio e non debbono essere né subite, né ignorate ma interiormente accettate come poli di una dialettica creatrice.
Il dialogo creatore con sé stessi è proprio quanto si può e si deve agire attraverso l'autentica azione artistica; per quanto essa va considerata implicitamente terapeutica e altamente scientifica (se scienza è conoscenza, e nuova conoscenza è vera co-nascenza).
Nel dialogo artistico riescono fondersi, grazie alla turbolenza creativa che metabolizza e trasforma, sia le forze coscienti che quelle inconscie: sta all'artista raggiungere quell'equilibrio che non permetta a nessuna di esse di agire sopraffazione sull'altra."
(Nato Frascà, da "L'arte all'ombra di un'altra luce. Viaggio nello scarabocchio degli adulti attraverso la Psiconologia".Progetto editoriale di Franca D'Angelo Frascà. maggio 1998, Roma.)
Imaginario:
colori,
forme,
fuori dal coro,
maestri,
oblò,
prospettive,
scienza dello spirito,
tempo
martedì 3 febbraio 2009

(acquerello di Gabriella, 3° media)
La ronda della vita ad una ad una
illumina delle illusioni il manto
e le dissolve e dona alla Fortuna,
trasfigurata in Fato, il dolce canto.
E noi nuotiamo nel gorgo cangiante,
icona al vuoto vortice solare,
nell’ansia che ci colga quell’istante
che non arriva, e ci farà volare.
Il gioco dei pensieri ci sostiene,
con la memoria impavida del vento
e interroga la Sfinge che trattiene
con ali oscure al dubbio ed al tormento.
E l’onda, che quel turbine mantiene
ancora ispira, e insegue ogni momento.
(Versi di Giancarlo Cimino)
Imaginario:
colori,
elementi,
maestri,
oblò,
parole,
prospettive,
scienza dello spirito
martedì 27 gennaio 2009
La panchina dell'ottuagenario
“[…]Io, vedete, se avessi rilevato ogni mia regola morale dalla dottrina, sarei rimasto un gran birbaccione; e se cito me non è né par ammenda, né per orgoglio; è per recare in mezzo un fatto del quale non possiate dubitare. Letta poi che abbiate questa vita, e qualunque sieno le vostre opinioni, dovete confessare che, se non ho fatto molto bene, potevo operare molto maggior male. Ora del male che non operai, tutto il merito ne viene a quel freno invincibile della coscienza, che mi trattenne anche dopo che cessai di credermi obbligato a certe formule. Il fatto era che non credevo più, ma sentivo sempre di dover fare a quel modo; e poco cristiano alle parole, lo ero poi scrupolosamente nei fatti in tutte quelle infinite circostanze nelle quali la moralità cristiana concorda colla naturale. Se voi mi proverete che diventando usuraio, spergiuro, venale, assassino io sarei stato più utile alla società, consentirò allora con voi che sia perfettamente inutile dare un appoggio filosofico ed assoluto anche ai precetti morali della religione. Senzachè, colla lettera del testo si può giocare di scherma, e stabilire contr’essi la battaglia ordinata della casuistica; ma coi sentimenti, eh maestri miei, non v’ha scherma o casuistica che tenga! Se si opera a ritroso ne siamo tosto puniti dai rimorsi, che sono forse meno formidabili ma più presenti dell’inferno.[…]”
(da “Le confessioni di un ottuagenario”, I. Nievo)
Imaginario:
c'era una volta...,
luoghi,
maestri,
oblò,
parole
venerdì 23 gennaio 2009
Lode del dubbio: e sia!

Bertolt Brecht
Augusta 1898 - Berlino 1956
Sia lode al dubbio! Vi consiglio, salutate
serenamente e con rispetto chi
come moneta infida pesa la vostra parola!
Vorrei che foste accorti, che non deste
con troppa fiducia la vostra parola.
Leggete la storia e guardate
in fuga furiosa invincibili eserciti.
In ogni luogo
fortezze indistruttibili rovinano e
anche se innumerabile era l'armata salpando,
le navi che tornarono
le si poté contare.
Fu così un giorno un uomo sulla inaccessibile vetta
e giunse una nave alla fine
dell'infinito mare.
Oh bello lo scuoter del capo
su verità incontestabili!
Oh il coraggioso medico che cura
l'ammalato senza speranza!
Ma d'ogni dubbio il più bello
è quando coloro che sono
senza fede, senza forza, levano il capo e
alla forza dei loro oppressori
non credono più!
Oh quanta fatica ci volle per conquistare il principio!
Quante vittime costò!
Com’era difficile accorgersi
che fosse così e non diverso!
Con un respiro di sollievo un giorno
un uomo nel libro del sapere lo scrisse.
Forse a lungo là dentro starà e più generazioni
ne vivranno e in quello vedranno un'eterna sapienza
e spezzeranno i sapienti chi non lo conosce.
Ma può avvenire che spunti un sospetto, di nuove esperienze,
che quella tesi scuotano. Il dubbio si desta.
E un altro giorno un uomo dal libro del sapere
gravemente cancella quella tesi.
Intronato dagli ordini, passato alla visita
d'idoneità da barbuti medici, ispezionato
da esseri raggianti di fregi d'oro, edificato
da solennissimi preti, che gli sbattono alle orecchie
un libro redatto da Iddio in persona,
erudito da impazienti pedagoghi, sta il povero e ode
che questo mondo è il migliore dei mondi possibili e che il buco
nel tetto della sua stanza è stato proprio previsto da Dio.
Veramente gli è difficile
dubitare di questo mondo.
Madido di sudore si curva l'uomo
che costruisce la casa dove non lui dovrà abitare.
Ma sgobba madido di sudore anche l'uomo
che la propria casa si costruisce.
Sono coloro che non riflettono, a non
dubitare mai. Splendida è la loro digestione,
infallibile il loro giudizio.
Non credono ai fatti, credono solo a se stessi.
Se occorre, tanto peggio per i fatti.
La pazienza che han con se stessi
è sconfinata. Gli argomenti
li odono con gli orecchi della spia.
Con coloro che non riflettono e mai dubitano
si incontrano coloro che riflettono e mai agiscono.
Non dubitano per giungere alla decisione, bensì
per schivare la decisione. Le teste
le usano solo per scuoterle. Con aria grave
mettono in guardia dall'acqua i passeggeri dl navi che affondano.
Sotto l'ascia dell'assassino
si chiedono se anch'egli non sia un uomo.
Dopo aver rilevato, mormorando,
che la questione non è ancora sviscerata vanno a letto.
La loro attività consiste nell'oscillare.
Il loro motto preferito è: l'istruttoria continua.
Certo, se il dubbio lodate
non lodate però
quel dubbio che è disperazione!
Che giova poter dubitare, a colui
che non riesce a decidersi!
Può sbagliare ad agire
chi di motivi troppo scarsi si contenta!
ma inattivo rimane nel pericolo
chi di troppi ha bisogno.
Tu, tu che sei una guida, non dimenticare
che tale sei, perché hai dubitato
delle guide! E dunque a chi è guidato
permetti il dubbio!
Imaginario:
intervalli,
maestri,
parole
giovedì 22 gennaio 2009
Dal 42° anno...

“[…]Quanto più si prosegue nell’evoluzione e quanto più una persona è diventata libera nel suo sviluppo tanto meno nell’età dopo i 42 anni riconosceremo dei fatti comuni nell’evoluzione, come invece, nei primi settenni, avevamo eventi comuni a tutti, come la pubertà o il cambio dei denti.
Se una persona si libera nella sua evoluzione, dopo i 42 anni mostrerà una biografia sempre più individuale. Però questo diagramma è molto interessante per capire comunque quello che accade dopo i 42 anni.[…]
Dopo i 40 anni iniziamo a liberarci sempre di più dalla nostra organizzazione fisica. […] dal punto di vista dell’entità spirituale umana avevamo visto che la fase iniziale, quella che va dalla nascita fino ai 21 anni, è una fase di incarnazione, in cui si prende possesso progressivamente della corporeità come proprio strumento, mentre dopo i 42 anni si manifesta un processo, che inizia già più o meno dai 35 anni – dalla metà della vita – che è invece quello della escarnazione dell’entità spirituale. Quindi, il declino della organizzazione fisica è dovuto al fatto che le forze vitali si trasformano sempre più in forze spirituali. […] poiché nel primo settennio viene portata a compimento sul piano fisico la maturazione del sistema dei nervi e dei sensi, nel secondo settennio quella del sistema ritmico,( il cuore, la circolazione, il respiro) e nel terzo settennio invece quella del sistema del ricambio e della membra.
Nel settimo settennio, quello fra i 42 3 i 49 anni, che corrisponde in base al nostro diagramma al terzo settennio, nella fase di incarnazione, iniziamo ad scarnarci in particolare dal sistema del ricambio e delle membra. Per esempio questa è l’età in cui spesso ci accorgiamo che la nostra forza muscolare è un po’ calata, che riusciamo a fare con meno forza gli stessi gesti, a salire meno agilmente le scale di corsa.
‘E un processo che riguarda in generale il sistema del ricambio e delle membra ma lo si avverte soprattutto nei muscoli e nel fatto che cominciamo anche a perdere un pochino di massa.
Anche l’apparato riproduttivo è parte in questo senso del sistema del ricambio. Anche da qui si distaccano delle forze. E’ per esempio un momento che viene avvertito in maniera così emblematica dagli uomini che vanno a caccia delle loro segretarie per nuove esperienze erotiche, mentre, sul piano fisico, e fisiologico, nelle donne può cominciare a manifestarsi una premenopausa, con vampate a tutti note, espressione delle forze che si sciolgono dall’apparato genitale.
[…] Bernhard Lievegoed, che ha lavorato molto sul tema della biografia, dice che tutti più o meno a questa età abbiamo delle esperienze di soglia, anche perché questo è di nuovo un momento di decisione. Quando si avverte la separazione fra le forze interiori e la corporeità fisica è necessaria una scelta: cercherò di mantenere a tutti i costi la corporeità il più giovane possibile e di restarvi il più possibile attaccato, oppure privilegerò una evoluzione interiore?
[…] La possibilità, l’opportunità, che si ha in questo settennio è quella di sviluppare una coscienza immaginativa. Fino ad allora la percezione e la conoscenza del mondo erano vissute in maniera molto intellettuale, molto precisa. La peculiarità iniziale della coscienza immaginativa è che si percepiscono le cose in forma di immagine: non si osserva tanto un fatto isolato, ma lo si osserva in connessione con tutto quello che gli sta attorno perché è parte di un’immagine.
Per esempio questo è il momento giusto per iniziare ad insegnare, oppure, se si opera all’interno di una azienda, è per esempio il momento per prendere sotto di sé delle persone che imparino il mestiere.
[…] Questo è il settennio che è retto da pianeta Marte. Quindi è un periodo di grande attività che dovrebbe essere dedicato prevalentemente all’attività spirituale e non tanto all’attività fisica. Invece le persone che scelgono piuttosto questo secondo tipo di sviluppo fanno in questo momento molte attività, come andare in palestra, arricchire il corpo, cercare di rinforzarsi il più possibile.[…]”
(da “LA BIOGRAFIA UMANA parte I”, di Robert Gorter, edizione a cura dell’Associazione Amici della Scuola Steineriana, 1997, Milano)
Iscriviti a:
Post (Atom)
