Visualizzazione post con etichetta fuori dal coro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fuori dal coro. Mostra tutti i post

mercoledì 7 marzo 2012

IL NUOVO BLOG di Laura della gatta:PRONTA PER STAMPA

Reindirizzamento: il nuovo blog di Laura della Gatta

lunedì 20 aprile 2009

Missione della collera

venerdì 17 aprile 2009

Nuove frontiere

vai su art a part culture


di Pino Giampà









| E’ una grande isola, la Sardegna, dove il contemporaneo può essere popolare ad una collettività capace di trovare nella qualità dell’arte -appunto: contemporanea- un punto di riscatto dalla sua separazione economica e culturale.Il Man di Nuoro ma anche e soprattutto la creazione, a Cagliari con la ex Manifattura Tabacchi, del primo Distretto Culturale evoluto in Italia, sono i veri protagonisti di questa vicenda; lo sono, certamente, insieme a tanti altri luoghi e spazi per l’arte contemporanea e all’impegno attivo di quanti si fanno carico di aprire uno sguardo sulle proposte culturali più interessanti, emergenti, sperimentali, considerando che, oltre a ciò, e a quelle cattedrali-nel-deserto a Nuoro e a Cagliari, su tutto l’ampio territorio non esiste nessuna galleria d’arte contemporanea privata degna di questo nome.

Sì, ci sono gallerie che ospitano giovani artisti, ma esse operano in un mercato praticamente inesistente, comportandosi di conseguenza, senza rinunciare peraltro a piccole forme di dittatura curatoriale che dura giusto il tempo di divorare i piccoli risparmi degli sprovveduti galleristi e di collezionisti rari ed occasionali, salvo poi mandare tutto alla deriva per fiondarsi verso qualche altro volenteroso che ancora non ha capito che, in Sardegna, l’arte è vissuta più come una forma da guardare che da acquistare.

Eppure, di curatori e collezionisti di un certo rilievo ce ne sono, ma vivono principalmente preoccupandosi di collegarsi con quello che passa il resto del modo (dell’arte), evitando -chissà perchè- di sostenere con impegno e costanza almeno una galleria locale. Naturalmente, sono però anche subito disposti ad acquistare almeno una piccola opera dell’artista sardo che fa mostre nel continente, facendo leva sulla sua personale intraprendenza spesa in spazi e luoghi che non sono certo il must del mercato… Ma, va detto, qui non passa molta differenza tra De Carlo, Marconi e Marconi, l’altro, quello di Cupramarittima, fermo restando che quest’ultimo gallerista è comunque di un livello che le giovani gallerie sarde non hanno certo ancora raggiunto…

Eppure, in questo desolante panorama, sono gli spazi istituzionali, con curatori di altissimo livello a far parlare della Sardegna come di un isola felice per l’arte contemporanea anche se, in realtà, tutto questo avviene sfruttando il provincialismo diffuso; così, passano come qualcosa di utile al territorio delle esperienze molto lontane dal talento, dalla creatività e, soprattutto, dalla cultura di un popolo che in questo modo viene così ad essere aggirata e raggirata. Non fraintendiamoci: è straordinario scoprire mostre ed artisti che di solito si incontrano nelle più importanti rassegne internazionali; ma è il vuoto che circonda tutto questo che ci lascia disorientati.

Il discorso sui distretti culturali, portato avanti da Pierluigi Sacco, ha cercato di porre rimedio a tutto questo. Ma a pagare un duro prezzo restano una moltitudine di artisti, isolani ed isolati, che per la verità mantiene, nonostante tutto, un discreto livello di produzione. Questa, la produzione, più che accettabile, non è però stimolata ed indirizzata da strategie e da confronti nè culturali nè curatoriali che solo una galleria privata, realmente interessata alla produzione e divulgazione sul mercato, può contribuire a costruire.

In questa deriva, vedere almeno due generazioni di artisti potenzialmente validi che partecipano a mostre insostenibili da ogni punto di vista, con installazioni e performances a dir poco grottesche e presuntuose, non contribuisce certo ad incentivare un corretto avvicinamento del pubblico all’arte contemporanea; semmai, sembrano autorizzare i curatori istituzionali nel continuare a cercare altrove questa produzione.

L’iniziativa dell’associazione Cherimus (Emiliana Saiu, Matteo Rubbi, Marco Colombaioni) ha provato, invece, a fare arrivare -in residenza- artisti come Alfredo Jaar, Jeorge Orta, Alberto Garutti, accompagnati da curatori internazionali, per poter interagire direttamente con la popolazione locale; questa sembra essere la strada da perseguire, insieme a quella di Pierluigi Sacco, per dimostrare in pieno le potenzialità di un arte che potrebbe essere destinata a diventare una vera e propria forma di welfare per i cittadini spingendo questi ultimi a riscoprire la propria memoria e a guardare con fiducia all’avvenire; mettendoli in grado di dare voce alle proprie esigenze e ai propri bisogni; dando loro modo di partecipare ai processi di pianificazione ambientale ed urbana; insomma: permettendogli di cogliere tutte le opportunità economiche, sociali, formative e culturali del territorio.

Comunque, nonostante una comprensibile diffidenza da parte di alcuni amministratori locali, altre iniziative stanno nascendo in tal senso, soprattutto nel Sulcis Iglesiente, il quale potrebbe vedere una via di uscita dalla crisi del suo distretto industriale primario proprio grazie all’azione e all’attenzione che l’arte e la cultura stanno rivolgendo a questo territorio.













Immagini:

* Performance di Eleonora Di Marino durante l’Estate Iglesiente
* Alfredo Jaar, Emiliana Sabiu e Bartolomeo Pietromarchi nel Sulcis Iglesiente

Leggi anche:

* http://www.artapartofculture.org/2008/08/30/qualcosa-si-muove-a-carbonia-iglesias…
* http://www.artapartofculture.org/2008/08/26/notteggiandoa-iglesias-dedicata-a-j-be…

giovedì 12 marzo 2009

Ancora al bar: variazioni su tovaglia






Questa l'avevo pubblicata....di meno!


I MATIA (Laura della Gatta & Pino Giampà), per M'illumino di meno, presentano le loro opere al buio!
Mostra dei Matia, Elisa Desortes ed Enrico Piras
Data:
venerdì 13 febbraio 2009
Ora:
17.00 - 23.00
Luogo:
Borgo di Tratalias
Città/Paese:
Tratalias, Italy
Telefono:
0781688936
E-mail:
ufficioturistico@comune.tratalias.ca.it
Descrizione
Per l’occasione, verranno aperti al pubblico i nuovi ambienti espositivi del Borgo medioevale di Tratalias, che ospiteranno eccezionalmente alcune opere pittoriche del duo MATIA, presentate praticamente al buio, ed un’istallazione di Elisa Desortes ed Enrico Piras ispirata alla luce incentrata sulla stessa tematica.
Il 13 febbraio si spegneranno, dalle ore 18, monumenti e piazze delle principali città e migliaia di abitazioni e luoghi di lavoro in tutta Italia.
Sarà il momento conclusivo della campagna “M’illumino di meno”, lanciata da Caterpillar, il programma di Radio 2 RAI, che per il quinto anno sostiene la pratica del risparmio energetico e sottolinea il ruolo fondamentale delle fonti di energia rinnovabili.
Tra gli altri, verranno spente le sedi del Parlamento europeo a Strasburgo e Bruxelles, la Tour Eiffel a Parigi, il Colosseo a Roma, Piazza della Scala a Milano, l’Arena di Verona e moltissimi monumenti e piazze in Italia e in Europa.
Quest’anno anche Tratalias aderisce, spegnendo le luci della Cattedrale e dell’intero Borgo, che verranno poi illuminati dalle lucerne realizzate dai bambini delle Scuole.
Info e prenotazioni: ufficio turistico del Comune diTratalias: 0781688936
coopsemata@gmail.com ufficioturistico@comune.tratalias.ca.it
(Grazie a Luca Sarriu e ad Erica Olmetto!!!)










venerdì 6 marzo 2009

Fate Voi...

giovedì 26 febbraio 2009

Norfieddu, Dea Madre e... le figure femminili





















































Ancestrale Contemporaneo,
Carnevale Iglesiente 2009

19 FEBBRAIO
PRIMA APPARIZIONE
La notte del primo giorno, le maschere del Carnevale Iglesiente, girano silenziose, come ombre fuggite al destino della contemporaneità, per le vie del centro storico.
Il loro compito è quello di catturare e liberare la popolazione iglesiente impadronendosi degli aspetti negativi manifestati durante l’inverno ( sospetto, invidia, indifferenza, testardaggine, saccenza, intrigo). Norfieddu in quanto spirito, non ancora imprigionato in un pupazzo, gira libero scatenando il panico e stimolando, per reazione, proprio quegli umori negativi che la gente si tiene ancora dentro. Ad ogni reazione negativa, le maschere catturano l’atteggiamento liberando la persona da questa negatività.

24 FEBBRAIO
SECONDA APPARIZIONE
La seconda sera vede protagonisti i personaggi-vittima, cercare sostegno per il processo che si terrà nella serata finale. Le vittime di quest’anno sono tutte donne, quattro maschere raffiguranti la quattro condizioni-stagioni della donna. Tra le vie del centro le vittime prescelte vengono attaccate dalle maschere tipiche, cariche delle negatività che hanno preso dalla popolazione. Norfieddu cercherà di difenderle, ma gli atteggiamenti negativi fanno subito strada nei cuori delle vittime ed il povero folletto, brutto e nero come la miniera, contribuisce solo ad aumentare il panico tra le donne. Solo la Dea Madre sembra consolare Norfieddu, mentre la popolazione non da alcun peso ai suoi avvertimenti, scambiandolo per un pazzo e ridendo del suo buffo movimento.

28 FEBBRAIO
PROCESSO E ROGO DI NORFIEDDU
Quest’anno il processo racconta il confronto tra il bello ed il brutto, il buono e cattivo, in una parodia grottesca giocata tra l’ancestrale ed il contemporaneo. Come sempre le sei maschere tipiche ( Suspettosu, Intragneri, Oghiànu, Indiferenti, Corriatzu e Sabiu) e le altrettante vittime di questi atteggiamenti danno vita al Processo, al corteo ed al Rogo di Norfieddu. L’inquisitore, processerà e condannerà Norfieddu reo di tutti i mali, compreso quello di aver istigato e plagiato le quattro vittime ( tzia Pipia, tzia Isposa, tzia Mamma e tzia Viuda). In realtà sono stati l’Inquisitore e le altre maschere, mentre il povero spiritello cercava di difenderle, ma questo la gente, ignara dei linguaggi, dei riti e dei significati ancestrali, non lo sa. La Dea Madre in persona protegge lo spiritello Norfieddu, sostituendolo con un pupazzo che andrà al rogo al suo posto, illudendo la gente di essersi liberata dei mali, ma soprattutto appagando lo spirito negativo delle maschere tipiche, che dopo il rogo faranno ritorno nell’inverno. In questo modo anche gli atteggiamenti negativi della popolazione ritorneranno nella normalità, senza gli eccessi manifestati in questo periodo. Lo spirito di Norfieddu ritornerà il prossimo inverno, dopo l’estate, l’autunno e con il suo spirito libero darà inizio alla primavera, alla rinascita della terra, della gente, di questa terra, di questa gente, la più bella, la più vera del Mediterraneo. Alla festa il pupazzo, alla tradizione il significato.
"Norfieddu scancioffau d'anti abbruxau" sancisce la cittá all'unisono, e se ne torna a casa a prepararsi per la Quaresima.

Pino Giampà

lunedì 23 febbraio 2009

Carnevale ad Iglesias:"Norfieddu scancioffau d'anti abbruxau"








"NORFIEDDU" ( Maschera tipica iglesiente.Idea e realizzazione: Pino Giampà)


Sulla scia dei buoni risultati raggiunti lo scorso anno, il programma per il Carnevale 2009 si fonda su tre principi fondamentali: un programma di qualità, il coinvolgimento attivo della cittadinanza e la riproposizione del Processo e del Rogo a Norfieddu.

L'intento del progetto è quello di dare alla manifestazione una dimensione popolare, puntando al coinvolgimento di tutta la città, perchè i cittadini siano i veri protagonisti della festa. Non solo spettatori ma protagonisti. I giorni scelti per lo svolgimento delle principali manifestazioni sono: giovedì 19 febbraio, martedì 24 febbraio e sabato 28 febbraio.

NORFIEDDU. In riferimento al Processu a Norfieddu, la rievocazione sarà affidata anche quest'anno al Prof. Pino Giampà. Il titolo scelto per l'edizione 2009 è “Ancestrale e Contemporaneo”. Il Processo a Norfieddu si svolgerà in Piazza Municipio e sarà preceduto da due “apparizioni” per le vie del Centro Storico.
Prima apparizione. La notte del primo giorno le maschere del Carnevale Iglesiente, ancestralmente ispirate agli umori tipici della popolazione, girano silenziose e minacciose per le vie del centro storico, come ombre fuggite al destino della contemporaneità.
Seconda apparizione. La seconda sera vede protagonisti i personaggi, vittime degli avvenimenti di quest’anno, cercare sostegno per il processo che si terrà nella serata finale.
Processo a Norfieddu. Quest’anno il processo vedrà a confronto il bello ed il brutto, il buono e cattivo, in una parodia grottesca giocata tra l’ancestrale ed il contemporaneo. Come sempre le sei maschere tipiche (Suspettosu, Intragneri, Oghiànu, Indiferenti, Corriatzu, Sabiu) e le altrettante vittime di questi umori daranno vita al Processo, al corteo ed al Rogo di Norfieddu.
Come ormai tradizione il pupazzo gigante di Norfieddu sarà realizzato e portato in corteo dal Gruppo Folk “Città di Iglesias”.












venerdì 6 febbraio 2009

Percorsi e dialoghi...nel quotidiano "scarabocchiarsi" della vita.


(NATO FRASCA'."Vendome". Parigi, 1961.Tecnica mista su carta.)

"L'Arte è, comunque, quell'attività creativa che permette, meglio di ogni altra incombenza o lavoro, di stabilire rapporti vitali completi, soddisfacenti e armonizzanti la persona umana ma, come sottolinea Jung, a patto che si istaurino rapporti creativi tra il singolo e gli elementi archetipali che emergono dall'inconscio; grazie a questo processo di trasformazione dinamica attivo-creativa, sotto forma di elementi archetipici, tali forme arcaiche presiedono (come le forze ctonie della mitologia) alla vita dell'inconscio e non debbono essere né subite, né ignorate ma interiormente accettate come poli di una dialettica creatrice.
Il dialogo creatore con sé stessi è proprio quanto si può e si deve agire attraverso l'autentica azione artistica; per quanto essa va considerata implicitamente terapeutica e altamente scientifica (se scienza è conoscenza, e nuova conoscenza è vera co-nascenza).
Nel dialogo artistico riescono fondersi, grazie alla turbolenza creativa che metabolizza e trasforma, sia le forze coscienti che quelle inconscie: sta all'artista raggiungere quell'equilibrio che non permetta a nessuna di esse di agire sopraffazione sull'altra."
(Nato Frascà, da "L'arte all'ombra di un'altra luce. Viaggio nello scarabocchio degli adulti attraverso la Psiconologia".Progetto editoriale di Franca D'Angelo Frascà. maggio 1998, Roma.)

lunedì 19 gennaio 2009

La mia vita (R.Steiner)


“L’esperienza di ciò che si può vivere nel mondo dello spirito era sempre stata per me una cosa naturale, mentre l’afferrare il mondo sensibile mediante la percezione mi cagionava le più grandi difficoltà: era come un non poter riversare l’esperienza animica tanto a fondo negli organi sensori da congiungere pienamente anche con l’anima quanto i sensi sperimentavano.
Ciò si mutò completamente dal principio del mio trentaseiesimo anno in poi. La mia capacità di osservazione per le cose, gli esseri e gli avvenimenti del mondo fisico subì una metamorfosi nel senso d’una maggiore esattezza e penetrazione, tanto nel campo scientifico, quanto nella vita esterna. […] Si destò in me un’attenzione, prima inesistente, per tutto ciò che si percepisce coi sensi; i particolari mi divennero importanti; sorse il sentimento che il mondo dei sensi avesse da rivelarmi qualcosa ch’esso soltanto può rivelare. E considerai come un ideale l’imparare a conoscerlo unicamente attraverso ciò che esso ha da dire, senza che l’uomo vi introduca nulla, né col pensiero, né con altro contenuto dell’anima sua propria.
Mi accorsi di sperimentare un punto di svolta della vita umana molto più tardi di quanto non avvenga di solito per altri. Ma mi resi conto che ciò aveva per la vita dell’anima conseguenze ben determinate. Scoprii che gli uomini, passando troppo presto dal lavorìo animico nel mondo spirituale all’esperienza del fisico, non giungono ad afferrare in purezza né il mondo spirituale né il mondo fisico. Mischiano di continuo istintivamente quanto le cose dicono ai loro sensi con ciò che l’anima sperimenta attraverso lo spirito e che da essa è poi adoperato per “rappresentarsi” le cose.
Con l’esattezza e l’acutezza dell’osservazione sensibile mi era dato ora l’accesso ad un mondo totalmente nuovo. L’affrontare il mondo sensibile oggettivamente, libero da ogni elemento soggettivo dell’anima, rivelava qualcosa su cui la visione spirituale non aveva nulla da dire.
Ma ciò a sua volta riproiettava la sua luce sul mondo dello spirito, poiché, mentre il mondo dei sensi rivelava il proprio essere nella percezione sensibile stessa, era data alla conoscenza la contrapposizione per la quale apprezzava lo spirito, puro da ogni elemento sensibile, nella sua piena peculiarità.
Tale esperienza agiva sulla vita dell’anima in modo particolarmente incisivo, perché si manifestava anche nel campo della vita umana. La mia capacità di osservazione si concentrò allora ad accogliere in modo assolutamente oggettivo, attraverso la pura visione, ciò che in una persona mi si presentava. Evitavo scrupolosamente di criticare in qualsiasi modo ciò che gli uomini facevano, o di lasciar sorgere qualche simpatia o antipatia nel mio rapporto con loro; volevo semplicemente lasciare che l’uomo, così com’era, “agisse su di me”.
Mi risultò presto che osservare il mondo in tal modo ci introduce veramente ne mondo spirituale. Nell’osservare il mondo fisico si esce completamente da noi stessi; e, appunto grazie a ciò, si rientra nel mondo spirituale con un’accresciuta capacità di osservazione spirituale.”

(da “La mia vita”, Rudolf Steiner, cap. XXII, Editrice Antroposofica, Milano, 1987. Op. Om. n.28).

lunedì 12 gennaio 2009

“Der Doppelgänger”




Still ist die Nacht, es ruhen die Gassen,
In diesem Hause wohnte mein Schatz;
Sie hat schon längst die Stadt verlassen,
Doch steht noch das Haus auf demselben Platz.
Da steht auch ein Mensch und starrt in die Höhe
Und ringt die Hände vor Schmerzensgewalt;
Mir graust es, wenn ich sein Antlitz sehe -
Der Mond zeigt mir meine eigne Gestalt.
Du Doppelgänger, du bleicher Geselle!
Was äffst du nach mein Liebesleid,
Das mich gequält auf dieser Stelle
So manche Nacht, in alter Zeit?


(“Der Doppelgänger” di Heinrich Heine)

giovedì 8 gennaio 2009

Fuga in Egitto e strage degli Innocenti


(Mt 2, 12-18) Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese. Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo". Giuseppe destatosi, prese con sé il bambino e sua madre e nella notte fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio. Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: Un grido è stato udito in Rama, un pianto e lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuol essere consolata, perché non sono più. "

martedì 23 dicembre 2008

Misti dialoghi di paglia e pietra




Ricordati foglie perdute

che parlano lingue diverse,
insegui le vite vissute,
su fragili tracce disperse!
Glorifica mille sortite,
brandelli di volti segnati,
altari di voci arrochite
che gridano ancora: malnati!
La terra che brucia, gl’immensi
pietrosi cammini alle vette
che tagliano l’acqua. E gl’incensi
estinguono assurde vendette,
t’inebriano e solo ripensi
all’alba, alle frasi non dette.

(Giancarlo Cimino)



Come un bambino iniziato
ai passi incerti che muove
su strade non certe errando,
saldo sta
nella spada di luce il cuore.

E le pelli che brucino ai venti
in ceneri, i corpi nel fango.
Alle ampie stellate notturne
ritornerà.
Tu li senti gridare vendette?!

Al sudore dei semplici grato,
compatisco agli umili panni.
Chi ode le sferiche note
perdonerà
le menti superbe e sfrontate.

Misti torniamo da dove
veniamo ed oltre che sia
la discesa eterna dei fuochi
accoglie e sia!
e fin sotto le croci portate.

(Laura della Gatta)