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domenica 5 aprile 2009

Palme e ulivo



"Si racconta che un dotto in scienze naturali (deve essere avvenuto il Inghilterra) disse che preferiva immaginarsi di essere giunto ad essere uomo per forza propria, di essere giunto alla sua attuale condizione superiore trasformandosi a poco a poco dallo stadio scimmiesco, piuttosto che immaginarsi di essere caduto tanto in basso, come uomo, dalle altezze divine di un tempo, come pareva aver fatto il suo avversario, il quale non poteva credere alle semplici rappresentazioni scientifiche. Simili episodi indicano quanto sia necessario trovare la via che porti a dire "Non io, ma l'animale evoluto in me", ma "Non io , ma il Cristo in me". Bisogna cercare di capire queste parole di Paolo; solo allora un vero messaggio pasquale potrà di nuovo entrare nella nostra coscienza dalle profondità della nostra anima."
(R. Steiner, "Pasqua, la festa dell'esortazione". I° conferenza, Dornach, 2 aprile 1920, Venerdì santo. Edizioni Arcobaleno. O.O.198)

domenica 29 marzo 2009

La borsa del pastore: un antico rimedio erboristico....(qui il link)



"La cornacchia volata sulla strada
con la bacca nel becco scintillante
ti dona il suo pensiero ovunque vada,
ricolma la tua anima esitante.

Anche la borsa del pastore parla
della spirale dei suoi verdi cuori,
a chi la colga sol per ammirarla
nella corona di candidi fiori.

Non tace la Natura se l'ascolti
nutrendoti di luce mattiniera
rispecchiata da mille e mille volti,
nella trama del sole, dolce e austera,
gioiosa a tratti. E a te son tutti vòlti
gli attimi intensi della vita vera."


(Giancarlo Cimino)

martedì 24 marzo 2009

Nebbia primordiale e pianeti: la visione dello spirito.


“Oggi sappiamo che in principio vi era una grande nebbia primordiale nello spazio cosmico, e che essa ha cominciato a roteare. Così facendo, ha eliminato un globo sferico dalla propria massa; continuando a roteare, con l’andar del tempo si è distaccato un secondo globo, e più tardi un terzo e così di seguito. Ma queste immagini non sono altro che una forma di mitologia moderna fisico-coperincana. Essa verrà a sua volta rimpiazzata da un’altra mitologia. Però le mitologie antiche hanno il vantaggio, su quella attuale, di essere più vere di quelle venute dopo; esse non hanno saputo prendere che la sola parte astratta, completamente esteriore e materiale. Bisogna sempre tener presente che è comodo spiegare ai bambini in modo plausibile la formazione di un simile sistema solare: si prende una goccia di un’essenza oleosa, si taglia da un cartone un piccolo disco rotondo, lo si pone nella direzione dell’equatore passandoci dal di sopra uno spillo e lo si mette nel liquido a galleggiare. Si comincia allora a dare al tutto un movimento di rotazione dicendo che così roteava la nebbia cosmica. Infatti si forma prima un appiattimento, poi si stacca una goccia, quindi un’altra, poi una terza – e una grande goccia rimane nel centro; ecco creato un piccolo sistema solare! Sembra allora molto plausibile che quanto viene così dimostrato in piccolo, sia avvenuto anche in grande. Chi però espone queste considerazioni dimentica soltanto una cosa che in altra occasione sarebbe bellissimo dimenticare: dimentica se stesso. Dimentica di essere lui stesso a provocare la rotazione. L’intera dimostrazione sarebbe esatta, se uno di questi bravi professori si degnasse di dire: “Come io sto qui e faccio girare questo spillo, così lassù vi era un gigantesco professore che provvide a far roteare tutto l’assieme affinché si potessero distaccare i pianeti; proprio come abbiamo fatto in piccolo con le nostre gocce di olio”. In tal caso il paragone potrebbe ancor andare.
Noi sappiamo che nessun maestro gigantesco si occupa di girare lo spillo, ma che vi sono entità spirituali di ogni grado, e che esse attirano verso di loro la relativa materia.Le entità che avevano bisogno di speciali condizioni di vita, quando andarono sul Sole attirarono la materia che loro conveniva, e si formarono il proprio campo di azione mediante la potenza delle loro forze spirituali; altre entità separarono per sé la sostanza della Terra. ‘E lo spirito che opera fino alla più piccola particella di materia. Si potrà comprendere ciò che avviene nei più piccoli punti dello spazio, soltanto quando si comprenderà che lo spirito opera ovunque, fino nello spazio illimitato. Né si tratta di uno spirito in generale del quale si possa dire che “in genera la materia contiene lo spirito, uno spirito universale o primordiale”. Cosi’ si creerebbero dei nuovi malintesi, e non si arriverebbe a nulla. Noi dobbiamo riconoscere gli “spiriti” nella loro concretezza, nelle loro particolarità e nelle loro diverse condizioni di vita. […]
Prima che il Sole si potesse distaccare, già era risultata la necessità per certe entità di separare per sé speciali campi di azione. Ciò che esse distaccarono in tal modo sono oggi i pianeti esterni: Saturno, Giove e Marte. Possiamo dunque dire che nella materia complessiva in cui stavano il Sole e la Luna erano pure contenuti Saturno, Giove e così via, e che alcune entità si distaccarono prima con quei corpi celesti. Erano entità che richiedevano appunto le condizioni di vita che potevano venir soddisfatte su quei pianeti. Poi il Sole si separò con tutte le entità più sublimi, lasciando indietro la Terra unita alla Luna. Quest’assieme di Terra e Luna seguitò ad evolversi fin che si verificò la descritta espulsione della Luna. Ma non tutti gli esseri usciti insieme al Sole furono capaci di partecipare all’evoluzione solare.[…] determinate entità cedettero di essere in grado di sopportare il viaggio del Sole. In realtà lo poterono sopportare soltanto le entità più alte; le altre dovettero più tardi separarsene. E per il fatto che tali entità si crearono campi d’azione separati, nacquero Venere e Mercurio. Cosi’ vediamo la separazione di Saturno, Giove e Marte prima della scissione del Sole dalla Terra. Poi si separarono dal Sole Venere e Mercurio, e soltanto dopo la Luna si separò dalla Terra.
Cosi’ si presenta questa evoluzione, dal punto di vista dello spirito.”

(R. Steiner, Il Vangelo di Giovanni in relazione con gli altri tre e specialmente col Vangelo di Luca, O.O. n°112)

"Un mare di latte": una storia indù


(la Via Lattea)

"Tanto tempo fa, prima che il mondo avesse inizio, non c'era nient' altro che un fiore di loto di un bianco purissimo, galleggiante in un mare di latte. Fra i suoi petali di seta dormiva profondamente Brahma, il creatore. A parte il fiore, però, non c'era nient' altro. A un certo punto Brahma cominciò a destarsi. Aprì gli occhi e, quando fu completamente sveglio, si accinse al compito di creare il mondo. Dalle sue lacrime nacquero la terra, l'aria e il cielo. Il suo corpo disteso diventò l'universo, il giorno e la notte, la luce e il buio, e vennero le stagioni secche e i monsoni, il fuoco, il vento e la pioggia. Dalla sua bocca uscirono capre, dai fianchi mucche, dai piedi elefanti, cammelli, cavalli e cervi. I peli del suo corpo divennero fili d'erba, radici e frutti. E infine Brahma creò i Deva e gli Asura, gli dèi della luce e del buio. Ora, il mare di latte conteneva un liquido magico detto" amrita", l'elisir della vita. Chiunque lo bevesse sarebbe vissuto per sempre. Naturalmente tanto i Deva quanto gli Asura volevano questo liquido tutto per sé. Però l'unico modo per estrarre l'amrita consisteva nel frullare il mare di latte, proprio come si fa per ottenere dal latte il burro o il formaggio, e né i Deva né gli Asura se la sentivano di fare da soli, per cui si misero d'accordo, una volta tanto, per lavorare insieme. Prima bisognava procurarsi una corda e un bastone abbastanza robusti per l'operazione. I Deva ebbero un'idea. «Come bastone per mescolare useremo questa montagna» gridarono, e tirarono giù la grande montagna, il monte Mandara, che sorgeva alta e ripida dal mare di latte. Per non essere da meno, gli Asura annunciarono: «Come corda useremo questo serpente!» ed esibirono il loro reperto: un cobra gigantesco, più lungo di qualunque serpente abbiate mai visto. In effetti non era un serpente ordinario: era Vasuki, il re dei serpenti. Gli Asura arrotolarono il cobra intorno alla montagna, spira dopo spira. Poi lo afferrarono per la testa mentre i Deva lo afferravano per la coda, e cominciarono a tirarlo avanti e indietro, avanti e indietro con tutte le loro forze. Via via che tiravano, il monte Mandara cominciò a roteare dentro le spire del serpente. Vorticava sempre più veloce, così veloce che gli alberi sparsi lungo i suoi pendii si sradicarono e presero fuoco. Per fortuna c'era nei paraggi il dio Indra, che con la pioggia delle sue grandi nuvole provvide a spegnere l'incendio. Ma anche così il pericolo non era scongiurato del tutto. La montagna era tanto pesante che cominciò a perforare la terra come un trapano, minacciando di farla a pezzetti. Allora gli dèi mandarono una tartaruga gigante a sorreggere la montagna, e la terra fu salva. Intanto il mare di latte cominciava a ribollire e spumeggiare: dapprima si formò un colossale gorgo di latte, e poi un burro densissimo. Con gli ultimi residui di energia, i Deva e gli Asura mescolarono un altro po', e dal mare di latte sorsero il sole e la luna, gemme scintillanti e mille altri tesori, e infine il tesoro più grande: un calice d'oro colmo del prezioso amrita, l'elisir dell'immortalità. Nel frattempo i grandi dèi erano rimasti a guardare con estremo interesse, decisi a farsi avanti all'ultimo momento per impedire agli Asura di bere l'amrita e diventare ancora più cattivi di quanto già non fossero. Così, non appena l'amrita sgorgò dal mare di latte, Vishnu, il conservatore, lasciò il suo punto d'osservazione sul vicino monte Meru, scese sulla terra e afferrò al volo il calice d'oro. Ma prima che avesse il tempo di metterlo al sicuro sul monte Meru, uno degli Asura, un demone di nome Rahu, gli strappò dalle mani il calice e cominciò a bere. Il sole e la luna gridarono a Vishnu: «Quello è il demone Rahu, il peggiore di tutti gli Asura! Devi farlo smettere di bere, o ci saranno sofferenze e disgrazie per tutti noi!» Veloce come un fulmine, Vishnu colpì Rahu sulla testa prima che riuscisse a bere tutto l'amrita. Il corpo morto del demone piombò giù verso la terra, mentre la testa saliva nel cielo, urlando di rabbia e digrignando i terribili denti. Non poteva morire perché l'amrita aveva già raggiunto la gola e aveva dato alla testa il dono della vita eterna. A quel punto esplose una tremenda battaglia. I Deva e gli Asura si scagliarono gli uni contro gli altri, brandendo armi fatte di lampi, montagne ardenti e frecce dalla punta di fuoco. Per due giorni e due notti infuriò la battaglia, finché gli Asura non furono costretti ad ammettere la sconfitta. Migliaia di demoni giacevano morti o moribondi; altre migliaia strisciarono via per andare a nascondersi nei pozzi della terra o nelle profondità del mare. I grandi dèi divisero equamente l'amrita con i Deva, e rimisero al suo posto il monte Mandara. L'unico Asura sopravvissuto per raccontare la storia fu la testa di Rahu, destinata per sempre a inseguire la luna, sua mortale nemica, attraverso i cieli. Lo potete vedere con i vostri occhi: ogni volta che Rahu riesce a raggiungere la luna, se l'inghiotte tutta intera ed essa svanisce dal cielo. Ben presto, però, la luna crescente scappa dalla gola di Rahu e ritorna nel cielo."
(storia indù)

giovedì 26 febbraio 2009

Norfieddu, Dea Madre e... le figure femminili





















































Ancestrale Contemporaneo,
Carnevale Iglesiente 2009

19 FEBBRAIO
PRIMA APPARIZIONE
La notte del primo giorno, le maschere del Carnevale Iglesiente, girano silenziose, come ombre fuggite al destino della contemporaneità, per le vie del centro storico.
Il loro compito è quello di catturare e liberare la popolazione iglesiente impadronendosi degli aspetti negativi manifestati durante l’inverno ( sospetto, invidia, indifferenza, testardaggine, saccenza, intrigo). Norfieddu in quanto spirito, non ancora imprigionato in un pupazzo, gira libero scatenando il panico e stimolando, per reazione, proprio quegli umori negativi che la gente si tiene ancora dentro. Ad ogni reazione negativa, le maschere catturano l’atteggiamento liberando la persona da questa negatività.

24 FEBBRAIO
SECONDA APPARIZIONE
La seconda sera vede protagonisti i personaggi-vittima, cercare sostegno per il processo che si terrà nella serata finale. Le vittime di quest’anno sono tutte donne, quattro maschere raffiguranti la quattro condizioni-stagioni della donna. Tra le vie del centro le vittime prescelte vengono attaccate dalle maschere tipiche, cariche delle negatività che hanno preso dalla popolazione. Norfieddu cercherà di difenderle, ma gli atteggiamenti negativi fanno subito strada nei cuori delle vittime ed il povero folletto, brutto e nero come la miniera, contribuisce solo ad aumentare il panico tra le donne. Solo la Dea Madre sembra consolare Norfieddu, mentre la popolazione non da alcun peso ai suoi avvertimenti, scambiandolo per un pazzo e ridendo del suo buffo movimento.

28 FEBBRAIO
PROCESSO E ROGO DI NORFIEDDU
Quest’anno il processo racconta il confronto tra il bello ed il brutto, il buono e cattivo, in una parodia grottesca giocata tra l’ancestrale ed il contemporaneo. Come sempre le sei maschere tipiche ( Suspettosu, Intragneri, Oghiànu, Indiferenti, Corriatzu e Sabiu) e le altrettante vittime di questi atteggiamenti danno vita al Processo, al corteo ed al Rogo di Norfieddu. L’inquisitore, processerà e condannerà Norfieddu reo di tutti i mali, compreso quello di aver istigato e plagiato le quattro vittime ( tzia Pipia, tzia Isposa, tzia Mamma e tzia Viuda). In realtà sono stati l’Inquisitore e le altre maschere, mentre il povero spiritello cercava di difenderle, ma questo la gente, ignara dei linguaggi, dei riti e dei significati ancestrali, non lo sa. La Dea Madre in persona protegge lo spiritello Norfieddu, sostituendolo con un pupazzo che andrà al rogo al suo posto, illudendo la gente di essersi liberata dei mali, ma soprattutto appagando lo spirito negativo delle maschere tipiche, che dopo il rogo faranno ritorno nell’inverno. In questo modo anche gli atteggiamenti negativi della popolazione ritorneranno nella normalità, senza gli eccessi manifestati in questo periodo. Lo spirito di Norfieddu ritornerà il prossimo inverno, dopo l’estate, l’autunno e con il suo spirito libero darà inizio alla primavera, alla rinascita della terra, della gente, di questa terra, di questa gente, la più bella, la più vera del Mediterraneo. Alla festa il pupazzo, alla tradizione il significato.
"Norfieddu scancioffau d'anti abbruxau" sancisce la cittá all'unisono, e se ne torna a casa a prepararsi per la Quaresima.

Pino Giampà

lunedì 23 febbraio 2009

Carnevale ad Iglesias:"Norfieddu scancioffau d'anti abbruxau"








"NORFIEDDU" ( Maschera tipica iglesiente.Idea e realizzazione: Pino Giampà)


Sulla scia dei buoni risultati raggiunti lo scorso anno, il programma per il Carnevale 2009 si fonda su tre principi fondamentali: un programma di qualità, il coinvolgimento attivo della cittadinanza e la riproposizione del Processo e del Rogo a Norfieddu.

L'intento del progetto è quello di dare alla manifestazione una dimensione popolare, puntando al coinvolgimento di tutta la città, perchè i cittadini siano i veri protagonisti della festa. Non solo spettatori ma protagonisti. I giorni scelti per lo svolgimento delle principali manifestazioni sono: giovedì 19 febbraio, martedì 24 febbraio e sabato 28 febbraio.

NORFIEDDU. In riferimento al Processu a Norfieddu, la rievocazione sarà affidata anche quest'anno al Prof. Pino Giampà. Il titolo scelto per l'edizione 2009 è “Ancestrale e Contemporaneo”. Il Processo a Norfieddu si svolgerà in Piazza Municipio e sarà preceduto da due “apparizioni” per le vie del Centro Storico.
Prima apparizione. La notte del primo giorno le maschere del Carnevale Iglesiente, ancestralmente ispirate agli umori tipici della popolazione, girano silenziose e minacciose per le vie del centro storico, come ombre fuggite al destino della contemporaneità.
Seconda apparizione. La seconda sera vede protagonisti i personaggi, vittime degli avvenimenti di quest’anno, cercare sostegno per il processo che si terrà nella serata finale.
Processo a Norfieddu. Quest’anno il processo vedrà a confronto il bello ed il brutto, il buono e cattivo, in una parodia grottesca giocata tra l’ancestrale ed il contemporaneo. Come sempre le sei maschere tipiche (Suspettosu, Intragneri, Oghiànu, Indiferenti, Corriatzu, Sabiu) e le altrettante vittime di questi umori daranno vita al Processo, al corteo ed al Rogo di Norfieddu.
Come ormai tradizione il pupazzo gigante di Norfieddu sarà realizzato e portato in corteo dal Gruppo Folk “Città di Iglesias”.












venerdì 13 febbraio 2009

POESIE D'INVERNO e voci


L'usura del corpo si svende
fra petali densi d'arsura
se filtrano l'aria che tende
l'aurora, la vita ventura

e semina tempo agli umani
ardori che ondeggiano miti
fra folle svanite ed inani
riscritte su fogli sbiaditi.

Il segno dell'epoca assente
si scorge, con sforzo, lontano:
è fulgido resto perdente,

gioiosa foresta d'ontano
sul fiume nascosto, ridente
che ora ti prende per mano.

(Giancarlo Cimino)



Io ora vedo argentati arbusti e rami
rinsecchiti, che umidi riposano, partiti al sole.
Tra quanto torneranno,
con rinnovate fronde?

(Laura della Gatta)



D’argento la caligine
s’accende all’età viva
nel dare la vertigine
che più da lungi arriva.
Arbusti e rami secchi
si volgono all’ossuto
bulicame dei vecchi,
poiché non è taciuto.
Ridona lustro all’abito
che fu lucente seta,
dischiudi tosto l’adito
alla vita segreta.

(Giancarlo Cimino)


…e allora se scosto la tenda turchina,
se guardo sempre lo stesso albero dalla stessa finestra…
il presente ora dona picchiettante grandine agli stessi occhi…
e oltre vedono allegre e lanute capre solleticare agili gli scogli erbosi.
E già sono oltre…

(Laura della Gatta)

martedì 3 febbraio 2009


(acquerello di Gabriella, 3° media)

La ronda della vita ad una ad una
illumina delle illusioni il manto
e le dissolve e dona alla Fortuna,
trasfigurata in Fato, il dolce canto.
E noi nuotiamo nel gorgo cangiante,
icona al vuoto vortice solare,
nell’ansia che ci colga quell’istante
che non arriva, e ci farà volare.
Il gioco dei pensieri ci sostiene,
con la memoria impavida del vento
e interroga la Sfinge che trattiene
con ali oscure al dubbio ed al tormento.
E l’onda, che quel turbine mantiene
ancora ispira, e insegue ogni momento.


(Versi di Giancarlo Cimino)

martedì 13 gennaio 2009

Etere vero


Etere vero, tramonto di luce
rosea, incantata sulla neve eterna,
tu sfiori la pianura che conduce all’infinita umanità materna.
Nel silenzio profondo dell’abbraccio
tu vegli sul futuro e sul passato
e covi il mondo, fra le nebbie e il ghiaccio,
mentre l’inverno posa, addormentato.
Se mi rispecchio nel tuo chiaro lume
che mi raccoglie e vela dolcemente,
lento con l’anima vago nel fiume
che scorre in terra, in cielo, nella mente,
e veglio nelle fredde, dense brume
e ti contemplo, spirito presente.


( Giancarlo Cimino )

mercoledì 31 dicembre 2008

Alla svolta dei tempi


(video di Laura della Gatta -MATIA- "Alla svolta dei tempi")

martedì 30 dicembre 2008

I video d'arte MATIA 2008


(video di Laura della Gatta -MATIA- "Luna Nira")


(video di Laura della Gatta -MATIA- "Matia di passo in basso")


(video di Laura della Gatta -MATIA- "Pupezza di Legno")


(video di Laura della Gatta -MATIA- "Palme")



(video di Laura della Gatta -MATIA- "Ho-ggettati")


(video di Laura della Gatta -MATIA- "Canti di sirene")

Estremi polari in tempi di letizia: K'AN, l'abissale, l'acqua



In mezzo al pericolo...accontentarsi di non esserne sopraffatti.
Accontentarsi di piccole cose.

Il tempo può risolvere le contrapposizioni... solo quando esse sono giunte al loro estremo.

In mezzo al pericolo...attenti a non assuefarsi a ciò che è male.
Senza tavola da surf.

martedì 23 dicembre 2008

Misti dialoghi di paglia e pietra




Ricordati foglie perdute

che parlano lingue diverse,
insegui le vite vissute,
su fragili tracce disperse!
Glorifica mille sortite,
brandelli di volti segnati,
altari di voci arrochite
che gridano ancora: malnati!
La terra che brucia, gl’immensi
pietrosi cammini alle vette
che tagliano l’acqua. E gl’incensi
estinguono assurde vendette,
t’inebriano e solo ripensi
all’alba, alle frasi non dette.

(Giancarlo Cimino)



Come un bambino iniziato
ai passi incerti che muove
su strade non certe errando,
saldo sta
nella spada di luce il cuore.

E le pelli che brucino ai venti
in ceneri, i corpi nel fango.
Alle ampie stellate notturne
ritornerà.
Tu li senti gridare vendette?!

Al sudore dei semplici grato,
compatisco agli umili panni.
Chi ode le sferiche note
perdonerà
le menti superbe e sfrontate.

Misti torniamo da dove
veniamo ed oltre che sia
la discesa eterna dei fuochi
accoglie e sia!
e fin sotto le croci portate.

(Laura della Gatta)

domenica 21 dicembre 2008

POESIA PER IL SOLSTIZIO


(sonno profondo di un monte nei pressi di Villasalto, in Sardegna)


Quel giorno tu sarai riconoscente
di fronte allo spirito immortale,
che sempre scrutasti nella mente
assaporando il vero, il bene, il male.

E vedi dentro l’ombra tua che muore
riflessi che ti svelano poi quanto
quel mondo s’intesse nell’amore
tu porti dentro l’anima, nel pianto.

L’esistere si abbarbica alla roccia
come la vite aspira co’ suoi legni
la stessa luce co’ suoi santi segni.

Forza possente: stilla goccia a goccia
nell’oro tuo, dove tu vivi e regni!

(Giancarlo Cimino)

sabato 20 dicembre 2008

L'albero cosmico



Simboli natalizi
(Da una conferenza tenuta da Rudolf Steiner a Berlino il 17 dicembre 1906)

[…]Così, nel significato della festa del Natale, noi sentiamo un’eco delle feste più antiche dell’umanità. E questa eco ci è tramandata particolarmente nella sfumatura del rito cristiano. Nei suoi simboli noi ritroviamo le immagini simboliche dell’umanità più antica. Anche l’albero, coi suoi lumini, è uno di questi simboli. E’ il simbolo dell’albero del paradiso. Il paradiso rappresenta l’insieme della natura materiale. In essa, la rappresentazione della natura spirituale è data dall’albero della conoscenza e dall’albero della vita. C’è una leggenda che rende mirabilmente il significato dell’albero della conoscenza e dell’albero della vita. Set sta davanti alla porta del paradiso e chiede di entrare. Il cherubino che sta a guardia dell’ingresso lo fa entrare. Questo è il simbolo dell’iniziazione. Quando dunque Set fu nel paradiso, trovò che l’albero della conoscenza e l’albero della vita erano strettamente intrecciati tra loro. L’arcangelo Michele, che stava davanti a Dio, gli concedette di prendere tre semi di questo albero intrecciato. Questo albero accenna profeticamente all’avvenire dell’umanità: quando tutta quanta l’umanità sarà iniziata, quando avrà conseguito la conoscenza, allora ci sarà ormai solo l’albero della vita, e la morte non esisterà più. Per il momento, però, solo all’iniziato è lecito prendere da quest’albero tre semi, i tre granelli che significano i tre elementi superiori dell’uomo. Alla morte di Adamo, Set gli mise nella bocca quei tre granelli, e da essi germogliò un roveto ardente che aveva una virtù speciale: dal legno che se ne tagliava, germogliavano sempre gemme nuove e verdi foglie. Ma nel roveto ardente stava scritto: Io sono colui che fu, colui che è, colui che sarà. Ossia ciò che attraversa tutte le incarnazioni, la forza dell’uomo che sempre si rinnova e diviene, dell’uomo che dalla luce discende nelle tenebre, e dalle tenebre ascende alla luce.
La verga con cui Mosè compì i suoi miracoli è intagliata nel legno del roveto. La porta del tempio di Salomone è fatta con quello stesso legno, che fu trasportato nelle acque dello stagno di Bethsda, che ne ricevette la virtù di cui la leggenda ci narra. E del medesimo legno è fatta la croce del Cristo Gesù, quella croce che ci mostra che la vita convertita in morte ha in sé la forza di generare nuova vita. Nella croce ci sta davanti il simbolo stesso del mondo: la vita che vince la morte. Il legno di questa croce è germogliato dai tre semi dell’albero del paradiso. Anche nella rosacroce è espresso questo simbolo, è espressa la morte di ciò che nell’uomo è inferiore, e il risveglio, che ne deriva, dell’uomo superiore; è espresso quello che Goethe coniò poeticamente nelle parole:

E fino a tanto che non sei padrone
di questa verità: muori e diventa!
non sei che un offuscato ospite sopra
l’oscura terra.

Qual mirabile rapporto fra l’albero del paradiso e il legno della croce! Anche se la croce è un simbolo pasquale, essa ci svela il segreto per immergerci nell’atmosfera natalizia. Sentiamo così l’idea del Cristo fluire in noi, nella notte della natività, come una nuova sorgente di vita. Le vivide rose che adornano l’albero di Natale ci dicono che se anche esso non è ancora diventato legno della croce, la forza necessaria per diventarlo comincia e ricevere a Natale il primo impulso all’ascesa. Le rose, che germogliano dal verde, sono un simbolo dell’imperituro che si genera dall’effimero.
Oltre alle rose, sette altri simboli sono atti ad ornare l’albero natalizio:
il quadrato, simbolo della tetrade umana: il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l’io.
Il triangolo, simbolo del sè spirituale, per lo spirito vitale e per l’uomo spirituale.
Più sopra, il simbolo del tarocco. Quelli che erano iniziati nei misteri egizi sapevano interpretarlo. E sapevano anche leggere il Libro dei morti, che constava di settantotto fogli, nei quali erano scritti tutti i segreti del cosmo, dal principio alla fine, dall’alpha all’omega; i quali si potevano leggere, se si riusciva a connetterli e a combinarli fra loro nel modo giusto. Il libro dei morti conteneva i simboli della vita, che nella morte si estingue, per risorgere poi a nuova vita. Chi era in grado di connettere fra loro nel modo giusto i suoi numeri e i suoi simboli, riusciva a leggerlo. E questa saggezza riposta nei numeri e nei simboli, è stata tramandata fin da tempi primordiali. Ancora nel medio evo essa era tenuta in gran conto; oggi però non ce ne rimane che ben poco.
Troviamo poi il segno del tao, quel segno che ci ricorda la pia religiosità dei nostri lontani antenati, il segno che deriva dalla parola tao. Prima ancora che esistesse la civiltà europea, asiatica, africana, quei nostri lontani antenati dimoravano nell’Atlantide, che poi fu sommersa dalle acque del diluvio. Nelle leggende germaniche è ancora vivo il ricordo di questo continente ora sommerso; ne parla il mito dei Nibelunghi (dal tedesco Nibelheim ossia paese della nebbia). L’Atlantide non era circondata da un’atmosfera di aria pura. Grandi e possenti masse di nebbia avviluppavano il continente, in modo simile a come oggi, in alta montagna si è avvolti da nuvole e banchi di nebbia. Il Sole e la Luna non apparivano chiari in cielo; erano circondati dall’arcobaleno, dall’iride sacra. L’uomo di allora comprendeva ancora il linguaggio della natura. Ciò che oggi parla all’uomo nello scrosciare delle onde, nel mormorio del vento, nel fruscio delle fronde, nello strepitio del tuono, senza esserne ormai più compreso, tutto ciò allora gli era comprensibile. Gli uomini sentivano in ogni luogo che qualcosa parlava loro. Nel linguaggio delle nuvole, dell’acqua, delle fronde e del vento, risuonava loro una parola: tao (questo sono io). L’Atlantide la udiva e la comprendeva. Il tao pervadeva il mondo intero.
In fine, dalla cima dell’albero di Natale, ci saluta, per cosi’ dire, il pentagramma ossia tutto ciò che, in quanto uomo, pervade l’universo. Qui non è il caso di soffermarci sul senso recondito di questo pentagramma. Possiamo però dire che esso ci appare come la stella dell’umanità, dell’umanità in continua evoluzione. E’ la stella che tutti i savi seguono, come la seguirono in un remoto passato i savi sacerdoti. E’ il senso stesso della Terra, che nasce nella notte sacra del Natale, quando la somma luce irraggia dalle più profonde tenebre. L’uomo si trova ora in una condizione, per cui la luce deve generarsi in lui; per cui una parola significativa deve lasciare il posto ad un’altra parola. Non si dovrà più ora dire che le tenebre non comprendono la luce; bensì, nello spazio universale, dovranno risuonare, come una verità, queste parole: al cospetto della luce che si irraggia dalla stella dell’umanità, le tenebre si ritraggono e comprendono la luce. Queste parole ci devono risuonare nella festa del Natale. Da esse deve risplenderci la luce spirituale. Celebriamo dunque il Natale come la festa del sommo ideale dell’umanità, e suscitiamo nell’anima nostra questa fiducia gioiosa: sì, anch’io sperimenterò in me stesso quella che dobbiamo chiamare la nascita dell’uomo superiore; anche in me avrà luogo la nascita del Salvatore, la nascita del Cristo.

(Rudolf Steiner)

venerdì 19 dicembre 2008

Trasalire




Trasalire al luccichio delle nuvole
invernali, come isole cangianti
ostie del cielo, disperse particole,
brillano di sfumati azzurri oranti,
fiori di solitudine e tempesta.

Nebbia di luce oscura nell’immoto
algido mare della nuova festa,
che sorge e invoca intorno a sé quel vuoto.

Ma il tempo si trasforma e aduna invano
chi non vuole, non può più seguitare
e colorisce nel vento dell’umano
sentire qualche musica solare
che sempre si rinnova, forte, piano.

E invita il mondo e l’etere a sognare.

(Giancarlo Cimino)

domenica 7 dicembre 2008

OH....live!


Grazie Betty amica cara!

giovedì 23 ottobre 2008

La stufa egoista


"Non si arriverà mai alla realizzazione degli imperativi etici per mezzo dei programmi di una società, per quanto numerose diventino le società che pongono l'amore per il genere umano nel primo paragrafo del loro programma. Il predicare amore, come si suol fare, é come dire ad una stufa che si trova in una stanza fredda: "Cara stufa, il tuo dovere morale é quello di riscaldare la stanza!". Potremmo continuare a dirglielo per giorni e giorni; la stufa non si sognerà mai di riscaldare la stanza! Così gli uomini non si sognano di amare il prossimo, sebbene per secoli si sia predicato loro che é dovere amarsi reciprocamente. Mettete invece l'Io umano in contatto con tutto il contenuto del mondo, cominciate col farlo partecipe a ciò che si sprigiona dai fiori fisici, da tutte le bellezze della Natura, e poi vedrete che questa partecipazione sarà a sua volta la base dell'interesse superiore che l'uomo può acquistare per i suoi simili.
Imparando a conoscere esseri umani, nature umane, l'uomo impara affettivamente, quando sta di fronte al suo prossimo con gli occhi negli occhi, a comprendere i suoi difetti e i suoi pregi. Una tale saggezza, nata da una comprensione vivente del mondo, si trasmette al sangue, alle opere, alla volontà, e genera ciò che si chiama "l'amore per gli uomini". E come non avete bisogno di cinguettare davanti alla stufa: "Cara stufa, il tuo dovere é di scaldare la stanza!", ma basta che la riempiate di legna e vi appicchiate il fuoco, così si dovrebbe dare all'uomo legna e fuoco per accendergli l'anima, per illuminarla e riscaldarla; cioé la conoscenza vivente del mondo, che dà la comprensione della natura umana, e l'armonico accordo dell'Io umano col resto del mondo esterno. Da tale conoscenza nasce pure il vivente amore per gli uomini, quell'amore che può fluire da cuore a cuore, che unisce gli uomini e li porta a riconoscere che le azioni compiute solo per sé, uccidono, inaridiscono, mentre le azioni che si effondono benefiche nella vita altrui, sono una proiezione che si riflette poi sulla nostra forza stessa. Così, mercé l'egoismo giustamente inteso, il nostro Io diventa ricco e capace di evoluzione, mentre sviluppiamo il più possibile il nostro Sé a contatto col Sé degli altri, e nutriamo in noi non solo sentimenti nostri, ma sentimenti di compassione per gli altri (nel senso letterale della parola.). Così la scienza dello spirito considera la natura dell'egoismo."
(Rudolf Steiner, "Metamorfosi della vita dell'anima").

Saluto ad una amica lontana























L’uomo non è quello che pensi-
L’uomo
Risale la corrente del tempo
Degli eoni che incalzano
E l’afferra
E vive e danza ed annuisce
Al mondo
Quando la morte e la tempesta
Infuria
Immobile si ferma ad ascoltare
Se stesso, la natura
Nell’eterno
Confliggere e incontrarsi
Tu non chiedere come
Ancora esista-Minacciato
Da fulmini e vulcani
Terremoti e tsunami.
Esiste come forza del pensiero
Che irriga i campi
Aperti dello spirito indomito
E feroce, inebriato, tenero,
immortale.
(Giancarlo Cimino)

domenica 21 settembre 2008

EDNICMPSSR



Ex Deo nascimur
In Christo morimur
Per Spiritum Sanctum
Reviviscimus